La metà delle imprese ancora non riesce a riaprire
Per gli artigiani aquilani gli aiuti statali restano un miraggio
Sono 2.500 le imprese artigiane nel cratere, di queste in mille ancora non riprendono la loro attività.
Sono i numeri della crisi economica che nell'aquilano conosce un notevole aggravio, è la lunga coda del terremoto dell'aprile dell'anno scorso.
Sono quelle piccole imprese di servizi, copisterie, parrucchieri, sarti, restauratori, che dal sei aprile di aiuti ne hanno visti pochi o nessuno.
Dieci lunghi mesi che hanno visto un'impennata di iscrizioni alla Cassa edile, prima del sisma gli iscritti erano ottomila in tutta la Provincia, oggi sono diecimila nella sola città dell'Aquila, di questi, però, duemila sono in cassa integrazione. Dato che si spiega con il fatto che ad essere impegnate nella ricostruzione sono prevalentemente imprese di fuori.
Per il presidente della Confartigianato Luigi Lombardo, unica panacea potrebbe essere l'istituzione della tanto agognata Zona franca, di cui oggi, però, non si sente più parlare.
(MS)
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