Caso Aca, parla un imprenditore aquilano: "O versavo le tangenti o chiudevo"

L'uomo: "Tre volte a casa di Di Cristoforo, due in clinica"

11 Novembre 2013   09:59  

Emergono nuove ombre sul già tormentato scandalo dell'Aca, che ha portato all'arresto ed alla detenzione ai domiciliari del presidente Ezio Di Cristoforo, accusato insieme ad altre cinque persone di aver intascato tangenti.

A lanciare nuove pesanti accuse nei confronti dell'azienda é stato Claudio D'Alessandro, 45enne imprenditore aquilano attualmente ai domiciliari, che ai magistrati ha raccontato di aver dovuto versare tangenti per ottenere la concessione di appalti.

"Non ricordo di aver mai partecipato, all'Aca, ad un lavoro o ad un appalto svoltosi in maniera regolare" - ha asserito D'Alessandro, assistito dagli avvocati  Marco Spagnuolo e Daniela De Sanctis - "ed anzi, per tre volte ho portato soldi a Di Cristoforo presso la sua abitazione, ed altre due presso la clinica dov'era ricoverato".

L'imprenditore, nello specifico, ha detto di aver versato a Di Cristoforo tangenti per circa 50.000 euro, specificando che "se non avessi riconosciuto le percentuali avrei corso il rischio di chiusura, cioè se volevo lavorare dovevo riconoscerle. Non ho mai ricevuto minacce, ma la situazione era quella".


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