di Giusi Pitari
Riflessioni di una post-terremotata: sono davvero stanca
Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera e non sapere cosa succede della mia città. Come altri cerco di frequentare quel piccolissimo pezzetto di centro nel quale si può camminare e, tutte le volte, mi chiedo come mai pian piano non si aprano altre strade.
Un pomeriggio di qualche tempo fa ho trovato aperto il varco che, dai Quattro Cantoni, attraverso il Corso Vecchio, porta alla Fontana Luminosa. Ho sentito rumori, di persone che lavoravano all’interno dei palazzi, fuori tutto sgombro e messo in sicurezza. Ho sperato che riaprisse, e invece nulla.
Un’altra volta ho trovato aperto il vicolo delle 3 Marie, l’ho percorso, sono arrivata fino a piazzetta Machilone, non c’era alcun pericolo! Poi ho visto piazza Sallustio (in foto), ci sono macerie, sì, ma il resto è in sicurezza e via Sallustio da lontano, la stessa sensazione.
Sono stanca di aspettare domani.
E lo sono ancor di più dopo aver ricevuto le foto che allego e che parlano di incuria,di cumuli di macerie miste a immondizia di ogni genere, e persino di pietre storiche che chissà se, e quando, verranno recuperate.
La nostra città è lì che ci aspetta e noi aspettiamo lei, ma sembra che nessuno, nessuno ci dica almeno un po’ di verità. Noi vogliamo vedere la nostra città. Vogliamo che sia curata, perché è un malato grave e penso che in molti vorrebbero darsi da fare.
Perché c’è ancora immondizia? Forse perché, visto che i lavori saranno lunghi, visto che non c’è un progetto, visto che tanto stiamo zitti, meglio lasciar correre? Ma cosa è L’Aquila senza quel centro? Possibile che nessuno si renda conto che l’identità di una città è più importante delle pietre? Possibile che nessuno si renda conto che questi cittadini dispersi lo rimarranno senza un punto, seppur ferito e diroccato, di rifermento?
Il successo di riaprire una parte, seppur piccolissima, del centro lo abbiamo visto con la Cantina del Boss e il Bar dei Fratelli Nurzia, ma il vero miracolo è che ci siano altre attività aperte: l’ottico, il giornalaio, la tabaccheria, la gioielleria. E mentre qualche cittadino metteva in ordine l’aiuola di piazza regina Margherita, quei commercianti in attesa della città li ringraziavano.
Ma più che qualche sporadica visita, noi cittadini non sappiamo fare.
Ci occorre che si aprano strade, ci occorre vedere,ci occorre sentirci partecipi, ci occorre che qualcuno ci faccia sentire che passo dopo passo la città sarà nostra, ancora.
Questo rinnovato spirito di appartenenza ci porterà a vigilare, ad essere presenti, a pretendere e .. ad aiutare.
Chiedo a tutti coloro che ne hanno la competenza, di spiegarci perché non si ha accesso a determinate aree, perché nessuno toglie di mezzo i detriti e le macerie “non preziose”, perché la nostra città deve continuare ad esistere in questo stato di abbandono, perché. Aspettando cosa? Fateci rientrare, riaprite la città, non chiamate la mancanza di soldi a giustificazione dell’inoperosità. E non continuiamo a dire che ci sono questioni più urgenti. La città si fa tutti insieme, un tassello la volta, sì, ma ovunque.
Giusi Pitari
i vostri commenti
geronimo85
venerdì 29 gennaio, 15:51
Sotto le macerie ci sono ancora i corpi di tutti quei barboni ed immigrati irregolari che vivevano negli scantinati. Sono corpi rimasti lì perchè nessuno li ha richiesti. Vi pare che uno va alle autorità e gli dice: "guardate che quì sotto ci sono i corpi di quei immigrati irregolari che mi pagavano l'affitto in nero dello scantinato"? se non riaprono strade lo fanno perchè prima devono togliere tutti quei morti, senza far sapere nulla, e poi possono riaprire. Lo stanno facendo per voi perchè altrimenti mezza l'aquila dovrebbe andare in galera!
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giusfra
lunedì 01 febbraio, 08:31
il mio commento su liberaopinione-lot.net E’ in rete, di rimbalzo tra blog: - Riflessioni di una post-terremotata: sono davvero stanca, di Giusi Pitari “Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera …” il seguito su http://www.abruzzo24ore.tv/news/Dieci-me si-dopo-il-sisma-Sono-davero-stanca-/147 99.htm Se posso permettermi, pur con tutta la vicinanza ai terremotati de l’Aquila e circondario, direi che bisognerebbe alzarsi un po’ più in alto nel volo, al di sopra delle proprie urbane macerie, per vedere e comprendere le altrui sociali ed umane miserie. Giusi - dopo un sisma, calamità della natura - “stanca di aspettare domani”, vorrebbe riprendere la sua normale vita di città, al più presto, strada dopo strada. Altrove vorrebbero avere ciò che mai o difficilmente hanno avuto - già prima del sisma: speranza di una degna e umana vita. Questo è dunque quanto mi sono sentito di commentare alle Riflessioni: ah i miracoli (anzi i Miracoli), che non fa più