Le praterie del Gran Sasso e i faticosi sentieri della partecipazione

lunedì 06 gennaio 2014, 20:55
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Nel reportage che vi proponiamo abbiamo inteso documentare alcuni passaggi dell'incontro-laboratorio che si è svolto a dicembre a Camarda, presso il ristorante Elodia, che ha avuto come protagonisti numerosi allevatori del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga, un team di facilitatrici, i responsabili e tecnici del Parco, la Forestale e consulenti scientifici delle Università di Teramo, L’Aquila e Perugia, .

L'incontro è stato organizzato nell'ambito del progetto Life Praterie, finanziato dalla Comunità europea, e che ha come obiettivo principale quello salvaguardare, attraverso un percorso partecipato e l'elaborazione di regole condivise, gli alti e splendidi pascoli nell'area protetta che rappresentano un raro e prezioso habitat per specie faunistiche e floristiche, oltre che un patrimonio economico fondamentale per l’attività zootecnica di qualità, che gli animali non li ingozza di mangimi chimici e antibiotici in stalle trasformate in lager.

Accade infatti che l'insufficiente regolamentazione dei flussi di bestiame e l'utilizzo non omogeneo dei pascoli fa si che mucche, cavalli, pecore e capre si concentrino troppo in determinate aree più facili da raggiungere e dotate di abbeveratoi e laghetti e rifugi. Mentre altre aree sono scarsamente utilizzate.

Nel primo caso il manto erboso viene eroso dall'eccesso di calpestio e sfruttamento, con il rischio di desertificazione.

Nel secondo caso le praterie non pascolate si evolvono dinamicamente verso forme floristiche diverse e più omogenee riducendosi in biodiversità.

Ci sono poi i 30mila turisti che sopratutto in estate frequentano gli altopiani: in alcune aree, in particolare quella di Fontevetica, incuranti dei divieti, i fuoristrada i suv e le motociclette scorrazzano sulle praterie circostanti, danneggiandole. Per non parlare delle comitive di gitanti che parcheggiano camper e automobili sulle praterie per fare pic-nic.

Il progetto Life Praterie, che ha disposizione finanziamenti non trascurabili, intende dunque porre rimedio a questo problema con una serie di interventi che sono stati pensati sia per tutelare la flora e la fauna del Parco, sia per portare benefici concreti e durevoli all'economia zootecnica.

Obiettivo principale è quello di scrivere un Regolamento dei pascoli, valido per tutta l’area protetta, insieme agli allevatori, agli usi civici e alle amministrazioni comunali.

Ci sono poi obiettivi più pratici da realizzare nel breve-medio periodo.

Al fine di redistribuire il carico di bestiame evitando che esso si concentri solo in poche aree l'idea è quella di restaurare abbeveratoi abbandonati e costruirne di nuovi dove i pascoli sono sottoutilizzati.

Si intende poi procedere alla recinzione dei laghetti d'alta quota Racollo, Pietranzoni e Sfondo, per proteggere, come prevede il progetto approvato dalla EU, il tritone crestato che lì ha il suo habitat.

Per rendere possibile il pascolo anche in zone più remote e marginali il progetto prevede la distribuzione agli allevatori di tensostrutture mobili, per il ricovero di agnelli, e altrettanti recinti di legno e rete metallica, per vitelli, la donazione di cani da guardiania e l'installazione di recinzioni elettrificate a protezione di una superficie medio ampia per la protezione di puledri.

In questo modo si intende far fronte tra l'altro ad uno dei motivi di maggior conflittualità tra allevatori e Parco, ovvero la predazione da parte della fauna selvatica.

In estate sono già state montate quattro tipologie di tensostrutture, e date in affidamento agli allevatori, che devono ora valutare quale di esse è risultata essere più funzionale e idonea allo scopo.

Per mitigare l'impatto del turismo si intendono riaprire poi una decina di chilometri di sentieri, e delimitare le aree di parcheggio nei punti maggiormente frequentati.

E' stata già ripristinata la recinzione delle praterie accanto all’Osservatorio Astronomico di Campo Imperatore per impedire l’accesso incontrollato degli autoveicoli. E stata delimitata l’area parcheggio di Fonte Macina.

L'incontro di Camarda è stato intenso e vero.

Le singole proposte di intervento sono state oggetto anche di acceso e vivace confronto.

Ma alla fine grazie al fondamentale protagonismo degli allevatori, e alla professionalità di tecnici e facilitatori, grazie insomma al travaglio della dialettica, sono stati formulati e condivisi input che un vero percorso di partecipazione sarà tenuto a recepire al fine di migliorare i progetti o anche per modificarli radicalmente.

Per fare qualche esempio: alcuni allevatori hanno espresso importanti perplessità sulla tenuta delle tensostrutture al vento che sugli altopiani soffia impetuoso.

E' stato osservato che recintare i laghetti non è una buona idea perché è proprio il calpestio degli animali che impermeabilizza il fondale. Per qualcuno è un errore riempire gli abbeveratoi con pompe alimentate da pannelli fotovoltaici prendendo l'acqua dai vicini laghetti che vanno recintati,  perché le pompe sono troppo facili da rubare.

Tutti d'accordo nel dire che occorre utilizzare i soldi in via prioritaria per moltiplicare i punti di abbeveraggio, scavando altri laghetti, essendo quello della scarsità d'acqua in alta quota uno dei grossi problemi con cui gli allevatori si devono confrontare.

Per quanto riguarda il regolamento: gli allevatori chiedono che le assegnazioni dei pascoli tutelino i locali. Che sia impedita l'assegnazione a società di comodo, che poi sub-affittano il pascolo, al fine di intascarsi i contributi europei, attuando così la vergognosa speculazione dei titoli Agea, di cui abruzzzo24ore.tv si è più volte occupato, e su cui finalmente la magistratura sta indagando.

Gli allevatori chiedono poi che sia trovato il modo di prevenire gli sconfinamenti per evitare liti e cause legali. Ed una maggiore chiarezza sui carichi di pascolo e sui termini di monticazione.

L’incontro, al di là del perimetro dei temi all'ordine del giorno, è stata l’occasione per confrontarsi sui problemi che gli allevatori e agricoltori delle aree interne si trovano a dover affrontare.

Eccone un assortimento: la pressione fiscale insostenibile sopratutto in tempi di crisi dove il giro di affari si è ristretto.

I costi sempre più alti del carburante e delle materie prime. L’azione di riscossione di Equitalia vissuta come una insopportabile e miope vessazione.
La burocrazia lenta, inefficiente, ed inutile. La politica sentita nel migliore dei casi come assente.

I controlli sanitari e fiscali che troppo spesso travalicano i limiti del buon senso. Un allevatore racconta a tal proposito di aver ricevuto una multa salata per qualche mattonella scheggiata e qualche granello di polvere rinvenuto nel suo laboratorio di trasformazione.

Quando, aggiungiamo noi, per secoli sulle nostre montagne si sono prodotti straordinari e più che genuini formaggi e salumi in cantine, cucine e e stalle che avrebbero fatto inorridire i paranoici e ipocondriaci burocrati i Bruxelles, che ora impongono normative igieniche che suscitano più di una perplessità.

Nel corso dell’incontro gli allevatori sono stati invitati a compilare un questionario. Alla domanda sulle ‘’condizioni di vita e lavoro negli ultimi 20 anni nel Parco’’, il 44% ha risposto che esse sono peggiorate, il 30% che sono rimaste invariate. Solo il 13% ha risposto che si sono verificati miglioramenti.

Oltre il 50% ritiene poi che il Parco ''non capisce e non conosce le tecniche e le tradizioni di gestione del territorio praticate da chi sempre vi opera’’. Con particolare riferimento ad agricoltura e allevamento.

Davanti a questi dati di partenza acquista ancor maggior valore il metodo della partecipazione messo in atto dal progetto Praterie. Perché solo coniugando e armonizzando le ragioni di chi lavora nel Parco e di chi ha il dovere di tutelare flora, fauna e paesaggio di un’area protetta, sarà possibile risolvere concretamente i problemi, e porre le basi di un durevole e fecondo sviluppo locale.

I prossimi workshop del progetto Praterie si svolgeranno il 14 gennaio a Barisciano (AQ), il 15 gennaio ad Arsita (Te), il 16 gennaio ad Assergi (AQ), il 17 gennaio a Valle Castellana (TE).

Tra le proposte avanzate meriterà si spera grande attenzione quella di una ragazza che chiede per gli allevatori il riconoscimento del  ruolo di custodi e garanti dei pascoli. Con aiuti economici ad hoc, come avviene in Francia, o coinvolgendo gli allevatori e le loro famiglie nella gestione dei rifugi, dei punti vendita, e dei vari servizi ai turisti.

Come ci ha ricordato Fabrizio Marinelli, direttore del Centro studi sulle proprietà collettive dell'Università dell'Aquila, il paesaggio del Gran Sasso e dei Monti della Laga ''si è mantenuto miracolosamente nella sua integrità e bellezza, proprio perché nei secoli è stato tutelato dall'uso civico, e perché gli abitanti hanno potuto svolgere in modo libero e nello stesso tempo regolamentato secolari attività agricole e pastorali''.

Un paesaggio infatti scandito da sentieri, muretti a secco, capanne a tholos e maceri ammonticchiati dai nostri contadini e pastori in secoli di sudore e dissodamenti. Da arditi orti terrazzati e campi aperti e multicolori dalle perfette geometrie che sembrano una provocazione di un'artista concettuale redento dal trastullo metropolitano. Da declivi dei poggi arrotondati dal vento e poi increspati dal lento e simmetrico passaggio delle greggi. Da paesi che sembrano scolpiti sulle alte vette nella stessa pietra di queste montagne.

Un paesaggio miracoloso dove i pastori forse condividono un comune destino con il tritone crestato.

testi e riprese Filippo Tronca
montaggio Alessandro Di Giacomantonio

 

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