Maxi frode, la finanza sequestra 100milioni a Varese perquisizioni in tutta Italia

16 Dicembre 2016   09:16  

Dalle prime ore di oggi, oltre 100 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Varese, stanno dando esecuzione a 12 Ordinanze di Custodia Cautelare, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Varese (di cui nr. 6 in carcere e nr. 6 con obbligo di dimora), nonché a Decreti di sequestro di beni immobili, quote societarie, autovetture e disponibilità finanziarie, per un valore pari ad oltre 100 milioni di euro. Perquisizioni sono, altresì, in corso nelle regioni Lombardia, Lazio, Emilia Romagna ed Abruzzo.

Le indagini, condotte congiuntamente dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Varese e dall’Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Accertamento - Ufficio Antifrode su delega del P.M. della Procura della Repubblica di Varese, Dr. Luca PETRUCCI, hanno consentito, dopo mesi di complesse indagini, di reprimere un gruppo criminale composto da 18 persone che, attraverso l’emissione di oltre 1,2 miliardi di euro di fatture false ed un’evasione IVA di oltre 334 milioni di euro (per le annualità 2014 e 2015), aveva costituito un vero e proprio “mercato” parallelo di crediti IVA inesistenti, al precipuo scopo di commercializzare “pacchetti di risparmio d’imposta”, a prezzi notevolmente inferiori al loro valore nominale, a favore di aziende interessate ad abbattere il proprio carico fiscale.

A capo del sodalizio criminale vi era ABILONE Rosario, originario di Castelvetrano (TP), ma da anni residente nella provincia di Varese, amministratore di fatto della LEONARDO DA VINCI SPA di Varese, società operante nel settore della consulenza amministrativa e delle costruzioni. ABILONE Rosario, con la complicità del padre Salvatore, si è avvalso di un’articolata rete di soggetti, composta da 6 prestanome e 6 professionisti esperti del settore fiscale, i quali avvaloravano le fittizie operazioni riportate in contabilità, mediante false perizie di stima e visti di conformità.

Il meccanismo fraudolento, caratterizzato da una grave e pericolosa diffusione sul territorio, prevedeva il seguente schema:  le due “società cartiere”, ITALIANA CANTIERI S.R.L. e RED ROSE S.R.L., entrambe con sede in provincia di Varese (rivelatisi prive di qualsivoglia organizzazione aziendale ed amministrate da “prestanome”), a fronte di operazioni di compravendita oggettivamente inesistenti, emettevano le corrispondenti fatture (attive), per importi milionari (per un totale di oltre 633 milioni di euro negli anni 2014 e 2015), nei confronti della LEONARDO DA VINCI S.P.A.; quest’ultima, a sua volta, effettuava fittizie operazioni di “cessione all’esportazione” dei beni acquistati (prodotti per l’edilizia e per il settore della ristorazione), senza applicazione d’imposta, nei confronti di due società estere riconducibili agli indagati (una tunisina e l’altra algerina), per un totale di 629 milioni di euro nell’anno 2015, generando in tal modo un ingente credito IVA inesistente; il credito IVA così generato, dell’importo di 135 milioni di euro, veniva successivamente “spacchettato” (a tranche di importi variabili) e ceduto a terzi, desiderosi di alleggerire la propria posizione fiscale, a prezzi più che competitivi, pari a circa il 20%-30% del valore nominale.

Ciò con un duplice evidente vantaggio: per l’imprenditore acquirente, di pagare minori imposte sfruttando il meccanismo della compensazione del credito IVA acquistato, con altri debiti tributari; per l’organizzazione criminale, di monetizzare immediatamente il falso credito ceduto.

Nel corso degli accertamenti, gli indagati, al fine di fornire agli organi accertatori la prova dell’avvenuta esportazione, hanno prodotto falsa documentazione in grado di confermare l’esistenza delle fittizie operazioni di esportazione dei beni ceduti.

Unico scopo del sistema criminale era quello di creare uno “scudo” formale che facesse risultare il credito veritiero, in modo da poterlo poi “commercializzare” attraverso altri professionisti affiliati, che si occupavano di “vendere” al cliente il “pacchetto” completo con tutti gli adempimenti fiscali del caso, anche per conto dell’acquirente.

Le indagini hanno, inoltre, dimostrato come il falso credito IVA venisse anche utilizzato quale valore di conferimento per l’acquisizione di quote di aziende sane di rilevanti dimensioni, perlopiù impegnate nel settore pubblico, attraverso appalti milionari.

Il gruppo criminale è riuscito a “vendere” a nr. 30 aziende, operanti principalmente tra Lombardia e Lazio, ben 32 milioni di euro di crediti falsi, oltre ad acquisire il controllo di nr. 3 imprese operanti principalmente nel campo informatico, con appalti di servizi sia con Enti Locali, che con Aziende Pubbliche.

Il denaro proveniente dalle “vendite” del falso credito IVA veniva poi riciclato attraverso un complesso sistema di ulteriori “società cartiere”, per essere poi fatto confluire, in parte, verso i professionisti coinvolti, per il tramite di false fatture di consulenza, ed in parte verso gli altri appartenenti alla organizzazione, attraverso falsi contratti di assunzione presso le società coinvolte nella frode o con la causale “restituzione finanziamento soci”.

Gli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle e dai funzionari dell’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, hanno, inoltre, portato alla luce la fittizietà del capitale sociale della stessa LEONARDO DA VINCI SPA, sottoscritto per un importo di 20 milioni di euro attraverso il conferimento di obbligazioni al portatore della compagnia petrolifera brasiliana PETROBRAS.

 In tal senso, le indagini operate, anche con il supporto del Comando Generale della Guardia di Finanza - II Reparto - Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali, hanno consentito di appurare come tali obbligazioni fossero assolutamente prive di valore (in quanto dichiarate fuoricorso dal Governo brasiliano fin dal 1974) e come la loro valutazione fosse stata determinata esclusivamente da un falsa perizia, appositamente sottoscritta da un professionista appartenente all’organizzazione criminale.

I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’indebita compensazione d’imposta, l’auto-riciclaggio, la formazione fittizia di capitale, la ricettazione e la dichiarazione fraudolenta.

A riconferma della complessità dell’organizzazione criminale, gli approfonditi accertamenti patrimoniali svolti hanno permesso di individuare come il sodalizio, al fine di sottrarsi ad eventuali azioni di aggressione patrimoniale, facesse spasmodico ricorso a prestanome, utilizzati tanto quali amministratori delle società, tanto quanto detentori dei beni riconducibili, in realtà, agli appartenenti al sodalizio.

Al fine di incidere concretamente e tempestivamente sulla grave e diffusa attività criminale scoperta, oltre ad individuare ed assicurare alla giustizia i responsabili, in esecuzione dei decreti di sequestro emessi dall’A.G. per un valore di oltre 100 milioni di euro, sono state sottratte, agli stessi, le seguenti ricchezze illecitamente conseguite: nr. 21 immobili (siti in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Lazio), quote societarie di nr. 32 imprese (operanti tra Lombardia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Veneto e Abruzzo), nr. 18 autovetture e conti correnti.


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