Quattro anni di #Papa #Francesco: I gesti che hanno cambiato la #Chiesa - @Pontifex_it

lunedì 13 marzo 2017, 11:30

Un Papa che si inchina. E non solo a Dio durante le liturgie, ma ad altri uomini.

In segno di umiltà. Per la prima volta quando esattamente 4 anni fa si è presentato (senza le tradizionali insegne d'oro e di ermellino) alla folla di piazza San Pietro in occasione della sua prima benedizione dalla Loggia, subito dopo l'elezione del 13 marzo 2013. 

“Vorrei dare la Benedizione – disse - ma prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica, la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me".

E pronunciando queste parole, Papa Francesco chinò la testa davanti ai fedeli.

 

Gli inchini: gesti inauditi destinati a ripetersi

Gesto inaudito, ripetuto poi tante volte, ad esempio il 23 marzo, in occasione del primo incontro con il predecessore Benedetto XVI a Castelgandolfo, quando all’eliporto della residenza estiva di Castelgandolfo (alla quale Bergoglio ha poi rinunciato trasformandola in museo) c'è stato un abbraccio bellissimo tra il Papa e il Papa Emerito, raccontò l’allora portavoce padre Federico Lombardi che riferì quella frase destinata a cambiare la storia della Chiesa legittimando l’abito bianco ancora indossato da Joseph Ratzinger: “siamo fratelli”. Ma le immagini raccontarono meglio di Lombardi cosa accadde, immortalando i due Pontefici che si inchinavano (rischiando di urtarsi con la fronte) per tentare di baciare l’uno la mano dell’altro.

Altre foto raccontano che il 30 agosto 2013, ricevendo in Vaticano i reali di Giordania Francesco s’inchinò (galantemente) come per baciare la mano alla bella Ranja.

Così come spesso si inchina per lasciare che i bambini e i disabili in carrozzina possano scambiare con lui un bacio.

E ancora, in Turchia nel 2015, alla fine di novembre, quando con il capo chinato volle pregare in silenzio nella Moschea Blu.

E poi, quello stesso giorno, nuovamente l'inchino per ricevere la benedizione del patriarca ecumenico Bartolomeo I (che lo ha baciato invece sul capo, tirandolo a sè con un abbraccio).

Gesti che rivelano la determinata volontà di Papa Francesco di abbassarsi per raggiungere davvero tutti con un messaggio di pace e di spogliare se stesso e la Chiesa Cattolica da trionfalismi e identitarismi.

Questo chinarsi - infatti - è il "segno" del Pontificato di Jorge Mario Bergoglio, gesuita 80enne ma molto moderno nella sua visione di una Chiesa non piramidale e per questo capace di rivolgere nella sua prima apparizione pubblica quell'invito del tutto inedito alla folla nella sua prima apparizione pubblica, per ottenere una sorta di benediuzione collettiva, certo poco rituale, ma alla fine espressione plastica del mistero della Chiesa che è una comunione di santi.  

 

Il Papa che vuole entrare nell'album di famiglia

Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, intervistato Lorena Bianchetti ad “A Sua Immagine” su Rai Uno si è soffermato sui “selfie” che il Papa acconsente volentieri siano fatti con lui.

“Questa possibilità viene accolta perché è come chiedere al Papa di entrare nel suo album di famiglia”, ha spiegato sottolineando come Francesco, che oggi compie quattro anni di pontificato, desideri che si compia un passo avanti rispetto non solo “alla chiesa delle sacrestie ma anche a quella ‘del muretto’”.

“Vuole una chiesa in uscita, cioè una chiesa in cammino sulle strade del mondo, che va dove si trova l’uomo, intraprendendo un percorso nelle periferie esistenziali”.

Don Viganò ha osservato che quello di Francesco è “uno stile comunicativo conversazionale, che fa di una folla una famiglia: per questo intraprende un dialogo fatto di domande e risposte, che poi si conclude con una preghiera comune”. C’è una ragione profonda insomma che motiva quell’approccio confidenziale di Papa Francesco testimoniato fin dalla prima parola pronunciata dal balcone della Basilica di San Pietro nel giorno della sua elezione quel suo “Buonasera!” che ha cambiato, in un attimo, lo stile comunicativo del Papato.

Non è un formalismo diverso che sostituisce le ritualità antiquate della Chiesa, lo stile di Papa Francesco.

“Il Papa - ha infatti aggiunto il capo dicastero commentando l’espressione ‘il Papa Pop’ scelta dalla rivista Rolling Stones per la sua copertina - non segue la percezione che di lui hanno i media.

Cerca di condurre uomini e donne a gustare il Vangelo della Misericordia, che è la grammatica del Vangelo come dimostra la parabola del Figliol prodigo”.

Per questo, forse al di là delle intenzioni dei promotori dell’iniziativa, risulta veritiero “Un selfie con il Papa”, il film documentario su Papa Francesco costruito attraverso gli autoscatti dei fedeli realizzati con il Pontefice durante i  viaggi, le celebrazioni e le udienze.

 

Un magistero fatto di storie. Di piccole storie

Bergoglio del resto considera centrale nel suo magistero il ruolo delle “storie” come quella “piccolina, di città” di un rifugiato che voleva andare a San Pietro per entrare nella Porta Santa”.

Una signora che lo aveva sentito la sua storia pensò che senza scarpe non avrebbe potuto camminare e chiamò un taxi. Ma quel migrante, quel rifugiato puzzava e l’autista del taxi non voleva che salisse a bordo. Poi però, ad ascoltare la sua storia di dolore, di guerra, di fame e il perché era fuggito dalla sua Patria disse alla signora:

“Sono io che devo pagare lei perché lei mi ha fatto sentire una storia che mi ha cambiato il cuore”. “Alla fine, la storia ci profuma l’anima e ci fa cambiare. Pensate a questa storia e pensiamo che cosa possiamo fare per i rifugiati” è stato il commento di Papa Francesco, un uomo capace di chinarsi sugli altri e anche di lasciarsi “rubare” da chi desidera un selfie con lui. 

Carlo Tassi

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