Ricostruzione corrotta, il dirigente della Mobile: "Una prassi tangentizia"

08 Gennaio 2014   14:35  

Un giro di denari pari a circa 500 mila euro. Soldi che venivano elargiti per favorire ditte nell'ambito dei primissimi atti della ricostruzione, quelli relativi ai puntellamenti. I lavori al centro degli affari erano quelli relativi alla messa in sicurezza di Palazzo Carli.

A finire dell'inchiesta “do ut des” condotta dalla squadra mobile dell'Aquila e dalla sezione ancticrimine in pool con i Pm David Mancini e Antonietta Picardi della Procura della Repubblica dell'Aquila, da Fausto Cardella, sono state otto persone.

Due gli arrestati Pierlugi Tancredi, attuale dirigente dell'Asl numero 1, più volte assessore della Giunta di centrodestra negli anni Duemila, all'epoca dei fatti consigliere comunale e incaricato, solo per due giorni, per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città, e Vladimiro Placidi, 57, assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali dopo il terremoto nel primo mandato del sindaco, Massimo Cialente, che lo scelse in quanto tecnico perché direttore del Consorzio dei beni culturali della Provincia dell'Aquila.

Ai domiciliari anche Daniela Sibilla, 38 anni, dipendente collaboratrice del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, 56, all'epoca funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa.

Gli altri sono indagati, e spiccano tra questi Roberto Riga, all'epoca dei fatti assessore all'urbanistica, e fino a stamane vicesindaco dell’Aquila e Mario Di Gregorio, 45, direttore del settore Ricostruzione pubblica e patrimonio del Comune dell'Aquila, all'epoca dei fatti funzionario responsabile dell'ufficio Ricostruzione. Oggi è stato rimosso.

Indagati anche Fabrizio Menestò, 65, ingegnere di Perugia, all'epoca direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, sede del rettorato dell'Università dell'Aquila; Daniele Lago, 40, imprenditore di Bassano del Grappa, Ad della Steda Spa, aggiudicataria di alcuni appalti.

“I fatti -come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Murilio Grasso, in conferenza stampa con Sabatino Romano, a capo della sezione criminialità dfella Questura- risalngono al 2009 e sono molto delicati. Le indagini però sono iniziate nel 2012, e sono ancora in corso. Altre ne saranno fatte per assicurare trasparenza nella ricostruzione”.

Tutta l'indagine scaturisce da una controversia civile tra due ditte STEDA e Silva constituitesi in una ATI. I fatti indagati si svolgono tra il 2009 e il 2011.

“L'indagine ha dimostrato l'esistenza di un sistema tangentizio in casi specifici ma anche una prassi nella trattazione degli appalti – ha detto Grasso- Ci sono al centro del sistema i soldi usati come tangenti, a volte promessi, a volte effettivamente versati”.

STEDA ha fornito somme a funzionari pubblici e ad alcuni indagati per ottnere lavori nella edificazione di Map.

Il sitema si impernia però soprattutto nella messa in sicurezza di Palazzo Carli.

Sicuramente versati e perfettamente tracciati sono 60 mila euro che Macera, all’epoca funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa, arrestato per millantato credito, riuscì ad ottenerre da STEDA, nell'ambito dell'aggiudicazione di una gara millantando di poterli dare ad un pubblico ufficiale. Quei lavori andarono però ad altra ditta.

A prendere soldi da STEDA fu Macera, ma anche Pierlugi Tancredi e Sibilla. Rispondono insieme all'imprenditore Lago di aver creato il sodalizio atto a ricevere soldi per far lavorare la STEDA

Pierlugi Tancredi - ha spiegato Grasso – ha ricevuto anche 5 MAP, ognungo del valore di 40 mila euro, poi venduti a terzi e 10 mila euro in contanti dall' imprenditore indagato Daniele Lago, l' A.d. della Steda Spa, aggiudicataria di alcuni appalti”.

Siamo nel 2009 all'epoca Sibilla era collaboratrice di Tancredi, ma anche di DAMA consulting, creata con Placidi, dove facevano giungere i soldi della dazioni di denaro.

Centrale è l'ambito dei lavori di messa in sicurezza di Palazzo Carli. Silva e Steda si unirono in Ati per poter fare i lavori e attraverso pressioni si cerco di far fare i lavori a queste imprese.

Altro immobile nel sistema tangentinzio è il consorzio Alto. Mar. C aggregato del centro storico.

La figura Vladimiro Placidi assessore alla ricostruzione, scelto dal sindaco Cialente come figura tecnica, per poter garantire alla Steda lavori di Palazzo Carli, c'era promessa di 73 mila euro + IVA (87600 euro) mediante stipulata con la Proges di Vladimiro Placidi, “si tratta di contratti di consulenza del 2009, dietro i quali si nascondevano i pagamenti corruttivi”.

Per quanto rigarda la figura di Robrto Riga, indagato “l'imprenditore -spiega Grasso- prometteva all'allora assessore all'urbanista Roberto Riga, che accettava, 30mila euro affinché interferisse per la messa in sicurezza dell'immobile facente parte del concosorzio”. Di quei soldi si sospetta che 10 mila euro, siano arrivati. Qui rientra anche Tancredi, che si faceva tramite nella consegna dei soldi. In realtà poi i lavori vennero dati ad altra impresa, e siamo nel 2010.

Mario Di Gregorio invece, dirigente indagato e da stamane rimosso, insieme al progettista e direttore dei lavori di Palazzo Carli e all'imprenditore “Avevano addiritutta contraffatto gli atti relativi alla contabilità della direzione dei lavori – ha spiegato Grasso- per far sì che rientrassero contabilimente in uno stadio di avanzamento dei lavori per i quali potesse essere pagata sempre la STEDA. C'è anche falsità materiale e ideologica in particolare per Di Gregorio e Fabrizio Menestò, i fatti sono del 2011”.

Inoltre si indaga su un'ipotesi di appropriazione indebita da parte di Menestò, Di Gregorio e l'impreditore “una situazione poco chiara, somma molto alta – spiega Grasso- di 1 milione e 268 mila eura per il terzo sal per Palazzo Carli sia stata trasferita in modo chiaro verso una Banca con cessione di credito dalla Steda ad un istituto di credito di Verona. Certo è che le norme antimafia della traccibilità non sono state rispettate”.

Grasso ha più volte ribadito che seppure si può parlare di una prassi tangentizia, non c'è un sistema di corruzione identificabile con il Comune e la ricostruzione. Anzi ha sottolineato che “si indaga su singole persone e fatti, e non sul Comune dell'Aquila. Un'indagine tanto complessa, che continua e avrà nuovi sviluppi”.

di Barbara Bologna

 


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