Nuovi avvisi di garanzia e sequestri per il crack Finmek

17 Aprile 2007   14:23  
Beni per 15 milioni di euro sono stati posti sotto sequestro dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Venezia nell´ambito di un´inchiesta del tribunale di Padova sul crack della Finmek, che vede tra gli indagati Carlo Fulchir e Roberto Tronchetti Provera. La notizia suona come una beffa per i lavoratori della Finmek di l´Aquila e Sulmona che sono ad un passo dalla disoccupazione e darebbe ragione a chi aveva sempre nutrito dubbi sull´affidabilità dell´azienda che rilevò la Flextronik. I militari delle Fiamme gialle hanno messo i sigilli, tra l´ Italia e l´Austria, a due ville, una barca, conti correnti bancari e 22 partecipazioni societarie. Quello di stamani è un ulteriore passo in avanti delle indagini, coordinate dal pm euganeo Paola De Franceschi, iniziate nel 2005 dal pm Bruno Cherchi sul crack del gruppo Finmek a seguito dell´emissione di un bond per 150 milioni di euro.Già due anni fa la Guardia di finanza veneziana aveva accertato che il passivo della Finmek era di circa un miliardo di euro, con oltre 11 mila istanze di creditori. Il crack mise sulla strada quasi 4 mila dipendenti.Il sequestro dei beni di oggi, disposti dal gip padovano Cristina Cavaggion, si accompagna a nuovi avvisi di garanzia per lo stesso Fulchir, 45 anni, di Buja (Udine), Paolo Campagnolo, 43 anni, di Cittadella (Padova) e sua moglie Doris Nicoloso, 45 anni, e Guido Sommella, 61 anni, di Roma, già coinvolti nella prima tranche dell´inchiesta. Sono tutti accusati di malversazione, riciclaggio e frode fiscale. I finanzieri hanno accertato che il Gruppo Finmek aveva nel tempo fatto una serie di acquisizioni societarie, finalizzate allo sviluppo di grossi progetti imprenditoriali, usufruendo anche di consistenti contributi pubblici, senza provvedere al ripianamento delle situazioni di crisi esistenti. Inoltre sarebbe stata creata una ragnatela di società, tra l´ Italia e l´estero, con l´obiettivo di svuotare le risorse, e quindi portando di fatto all´inevitabile fallimento del gruppo Finmek. Una gigantesca truffa insomma, le vittime sono i contribuenti, i lavoratori e l´economia di interi territori. Torna in queste ore alla memoria il moria il passaggio della Flextronix alla Finmek degli stabilimenti aquilani avvenuta anni or sono, criticata solo da Rifondazione comunista e pochi altre voci isolate. Torna alla mente anche la calorosa accoglienza riservata politici locali a Carlo Fulchir . Non si dimentica Il silenzio assordante dei sindacati in merito all´ affidabilità dell´azienda. Nel servizio intervista a Nicola Iannarelli, responsabile lavoro PRC

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