Bimba morta al nono mese, maxi risarcimento alla famiglia

26 Febbraio 2026   19:27  

Il Tribunale riconosce la responsabilità sanitaria per mancata diagnosi di sofferenza fetale e condanna l’azienda sanitaria a risarcire i genitori dopo nove anni

Una vicenda dolorosa che si trascinava dal 2017 trova ora un epilogo giudiziario. Il Tribunale di Sulmona Tribunale di Sulmona ha condannato la Asl Avezzano Sulmona L’Aquila Asl Avezzano Sulmona L'Aquila al pagamento di 550mila euro, oltre alle spese legali, per la morte di una bambina avvenuta al nono mese di gravidanza.

I fatti risalgono al settembre 2017. La donna, alla 36ª settimana, si era presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona segnalando l’assenza di movimenti fetali. Dopo alcuni accertamenti, era stata dimessa. Due giorni più tardi, nel corso di un controllo programmato, veniva però accertata l’assenza di attività cardiaca fetale. Si procedeva quindi al parto indotto, ma per la piccola non vi era più nulla da fare.

L’autopsia, disposta dalla stessa azienda sanitaria, ha attribuito il decesso a una asfissia provocata da giri multipli del cordone ombelicale. I genitori, assistiti dall’avvocata Catia Puglielli, hanno promosso un accertamento tecnico preventivo. Il collegio peritale ha evidenziato una responsabilità sanitaria, ritenendo che il tracciato cardiotocografico avrebbe dovuto suggerire il ricovero immediato, un monitoraggio continuo e, se necessario, un taglio cesareo tempestivo.

Il giudice civile Irene Giamminonni ha respinto la linea difensiva dell’Asl, secondo cui la morte sarebbe stata un evento acuto e imprevedibile. La sentenza riconosce invece un nesso tra la mancata diagnosi di sofferenza fetale e l’esito infausto, stabilendo un risarcimento che chiude, sul piano giudiziario, una vicenda segnata da quasi nove anni di attesa.


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