La crisi migratoria si aggrava tra vittime, tensioni diplomatiche e richieste di un intervento europeo condiviso, mentre aumenta il confronto sulle politiche di Schengen e frontiere.
Il bilancio della crisi migratoria a Ceuta continua ad aggravarsi, sia sul piano umanitario che su quello politico. Nelle ultime ore è salita ad almeno 67 la conta dei migranti morti nel tentativo di raggiungere a nuoto l'enclave spagnola dal Marocco, mentre la città è stata nuovamente teatro di momenti di forte tensione. Secondo le autorità locali, un uomo è rimasto ferito durante una lite degenerata in un accoltellamento nei pressi del centro di accoglienza, già al limite della propria capacità, mentre decine di persone hanno tentato di entrare con la forza nella struttura.
La pressione migratoria ha acceso anche un duro confronto all'interno dell'Unione Europea. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha inviato una lettera ai vertici comunitari chiedendo la convocazione urgente di un Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno. Secondo il presidente del governo di Madrid, la gestione della sicurezza delle frontiere esterne deve essere considerata una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri e non soltanto dai Paesi di primo approdo. Nella stessa missiva, Sánchez ha criticato duramente le richieste di sospendere temporaneamente Schengen, sostenendo che simili posizioni siano alimentate da "pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici".
Sul fronte opposto si colloca l'iniziativa promossa da Italia e Danimarca, che hanno raccolto l'adesione di 22 Stati membri attraverso una lettera indirizzata alle istituzioni europee. Il documento sollecita una risposta coordinata alla crisi, chiedendo il rafforzamento delle frontiere esterne, un maggiore coinvolgimento di Frontex, una verifica della cooperazione con il Marocco e la possibilità, qualora necessario, di introdurre temporaneamente controlli alle frontiere interne previsti dal Codice Schengen. Tra i firmatari figurano, tra gli altri, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Grecia, Austria, Svezia e Finlandia, mentre Spagna e Francia non hanno aderito all'iniziativa.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sul tema, sottolineando che la linea sostenuta dall'Italia trova oggi un consenso crescente all'interno dell'Unione. Secondo la premier, le immagini arrivate da Ceuta confermano l'urgenza di un'azione comune contro l'immigrazione irregolare, il traffico di esseri umani e i movimenti secondari, ribadendo che la difesa delle frontiere europee rappresenta una responsabilità collettiva e non il problema esclusivo dei Paesi di confine.
Nel frattempo, le autorità spagnole hanno avviato l'installazione di nuove barriere galleggianti lungo il tratto di mare del Tarajal, con l'obiettivo di ostacolare gli attraversamenti a nuoto. Il dispositivo, affiancato dalla Guardia Civile e dalla Marina spagnola, punta a contenere nuovi ingressi irregolari, mentre proseguono i rimpatri verso il Marocco e resta alta l'attenzione su una crisi destinata a riaprire il dibattito europeo sulle politiche migratorie.