Riforma elettorale Abruzzo, il professore avverte: così le aree interne rischiano davvero

09 Luglio 2026   21:23  

Audizione in Commissione Statuto: Canzano Giansante invita a riequilibrare il collegio unico regionale per non penalizzare territori montani, aree interne e rappresentanza democratica abruzzese futura

La riforma della legge elettorale abruzzese entra in una fase decisiva. La Commissione Statuto del Consiglio regionale, presieduta da Daniele D’Amario, ha concluso il ciclo di audizioni sulla proposta di legge di iniziativa del presidente Marco Marsilio, che punta a modificare le regole per l’elezione del Consiglio regionale e del presidente della Giunta. Tra i contributi ascoltati figura quello di Antonello Canzano Giansante, docente di Sociologia dei Fenomeni Politici all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Secondo il professore, l’obiettivo politico della proposta è chiaro: costruire una rappresentanza più marcatamente regionale, superando la logica dei singoli territori provinciali. In questa direzione si inserisce il collegio unico regionale, indicato come uno degli elementi principali del nuovo impianto, insieme alla tripla preferenza di genere, al criterio proporzionale per l’assegnazione dei seggi e all’ampliamento del numero dei candidati di lista.

Canzano Giansante, tuttavia, ha posto un tema politico e territoriale preciso: l’Abruzzo non ha una distribuzione demografica uniforme. Una parte consistente della popolazione vive lungo la costa e nei comuni capoluogo, mentre le aree interne, montane e pedemontane, continuano a registrare condizioni di maggiore fragilità, tra spopolamento, difficoltà socioeconomiche e minore peso nella rappresentanza istituzionale.

Per questo, pur giudicando condivisibile il principio di un consigliere regionale chiamato a rispondere all’intero Abruzzo, il docente ha proposto un correttivo: introdurre collegi uninominali capaci di garantire una presenza certa ai territori più svantaggiati, mantenendo una quota prevalente di consiglieri eletti nel collegio regionale.

Il nodo, secondo Canzano Giansante, è evitare che siano gli stessi “giocatori” a scrivere regole costruite solo sul proprio vantaggio competitivo. L’attuale sistema provinciale, infatti, consente ai candidati di muoversi in un perimetro più ristretto; una campagna su scala regionale, invece, renderebbe la competizione più ampia e complessa.

Netta anche la critica all’ipotesi di affiancare al collegio unico un ulteriore livello proporzionale provinciale. Per il professore, due dimensioni proporzionali diverse nella stessa legge produrrebbero un’asimmetria nella rappresentanza, senza risolvere davvero il problema dell’equilibrio territoriale.

Ora il confronto passa alla fase politica. Il termine per gli emendamenti è fissato al 28 luglio, mentre la Commissione tornerà a riunirsi il 30 luglio per definire anche i tempi dei subemendamenti. 


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