La spesa per il gas pesa sul bilancio familiare soprattutto nei mesi freddi, eppure gran parte di quel consumo dipende da scelte che restano sotto il nostro controllo.
Riscaldamento e acqua calda assorbono la quota più alta della bolletta, e su entrambi è possibile incidere senza rinunciare al comfort. Vale la pena capire dove finisce l'energia prima di pensare a tagliarla.
Dove finisce il gas che usiamo in casa
Quando arriva la bolletta tendiamo a guardare solo il totale, senza chiederci quanta parte di quel numero dipenda da una voce piuttosto che da un'altra. La ripartizione, però, è abbastanza costante da una casa all'altra.
Il riscaldamento degli ambienti rappresenta circa il 70-80% del consumo di gas di un'abitazione, l'acqua calda sanitaria pesa intorno al 10-15% e la cottura dei cibi si ferma più o meno al 5%. Significa che quasi tutto si gioca su come scaldiamo le stanze.
Per dare un ordine di grandezza, ARERA definisce un consumatore domestico tipo con un consumo medio di 1.400 metri cubi di gas all'anno, riferito a una famiglia di quattro persone con riscaldamento autonomo. È un valore convenzionale, usato come riferimento per i confronti, ma rende l'idea di quanta energia attraversi una casa in dodici mesi. Una famiglia più piccola consuma molto meno, una più numerosa o in una zona climatica fredda parecchio di più. Conoscere la propria fascia aiuta a capire se i consumi sono in linea o se c'è margine per intervenire.
Il termostato, la leva più sottovalutata
Pochi gradi in più sul termostato sembrano una differenza trascurabile, e invece incidono in modo netto sulla quantità di gas bruciato. L'ENEA indica come temperatura di comfort i 19-20 gradi negli ambienti domestici: oltre quella soglia il guadagno in benessere è marginale, mentre il consumo sale in fretta. Abbassare la temperatura di un solo grado consente di risparmiare intorno al 5-10% sui consumi di riscaldamento, un effetto che si ripete ogni giorno della stagione fredda e che a fine inverno diventa una cifra concreta.
Accanto alla temperatura conta anche il tempo. Tenere l'impianto acceso un'ora in meno al giorno, e spegnerlo nelle ore notturne o quando non c'è nessuno in casa, riduce il fabbisogno senza che nessuno se ne accorga davvero. Le valvole termostatiche sui singoli radiatori permettono di regolare stanza per stanza, scaldando di più dove si vivee meno dove si passa di rado. Sono interventi a costo nullo o contenuto, che non richiedono opere ma solo un po' di attenzione alle abitudini.
Quando l'impianto consuma di nascosto
C'è una parte di consumo che non dipende dalle nostre scelte quotidiane ma dallo stato dell'impianto. Una caldaia con incrostazioni di calcare, mai pulita o regolata male, brucia più gas per produrre lo stesso calore e lo fa in modo meno sicuro. La manutenzione periodica non è soltanto un obbligo: secondo l'ENEAè la prima regola per consumare e inquinare meno, tanto che chi non la effettua rischia una sanzione che parte da 500 euro in base al DPR 74/2013. Tenere l'impianto in efficienza significa pagare quel poco in più solo una volta l'anno, anziché disperderlo silenziosamente in ogni bolletta.
Allo stesso modo incidono le dispersioni dell'abitazione: infissi vecchi, spifferi, finestre lasciate scoperte di notte. Schermare i vetri con tapparelle e tende nelle ore serali trattiene il calore già prodotto, mentre eliminare gli spifferi con guarnizioni economiche evita di scaldare aria che esce subito dalle fessure. Anche un copri cassonetto isolante sulle tapparelle, dove il vano è vuoto, recupera calore che altrimenti si perde verso l'esterno. Quando si arriva a scegliere la fornitura, capire come si compone la spesa aiuta anche a leggere meglio le diverse formule disponibili: vale la pena confrontare le offerte gas casa a prezzo fisso e a prezzo variabile, valutando quale si adatta ai propri consumi e alla propria tolleranza alle oscillazioni di mercato, perché è il passo che chiude il cerchio tra abitudini virtuose e contratto adeguato. Il prezzo fisso dà stabilità e prevedibilità alla bolletta, quello variabile segue l'andamento del mercato e può convenire nelle fasi di calo: la scelta dipende da come si consuma e da quanto si vuole stare al riparo dagli sbalzi stagionali.
Acqua calda e piccole abitudini che si sommano
Dopo il riscaldamento, l'acqua calda è la seconda voce di consumo del gas in casa, ed è anche quella su cui si interviene più facilmente. Regolare la temperatura della caldaia per l'acqua sanitaria su valori non eccessivi, intorno ai 40-45 gradi, evita di scaldare oltre il necessario e poi raffreddare con l'acqua fredda al momento dell'uso.
Una doccia al posto del bagno in vasca riduce sensibilmente il volume di acqua calda richiesto, e i riduttori di flusso sui rubinetti tagliano il consumo senza penalizzare la pressione percepita. Anche chiudere il rubinetto mentre ci si insapona o si lavano i piatti, gesto banale solo in apparenza, evita di scaldare litri di acqua che finiscono nello scarico senza essere usati.
Sono accorgimenti minimi presi singolarmente, ma è proprio la loro somma a fare la differenza su base annua. Una casa che parte da 1.400 metri cubi di consumo tipo, lavorando insieme su termostato, manutenzione e acqua calda, può ridurre la spesa di una quota tutt'altro che simbolica, semplicemente smettendo di bruciare gas che non serviva. Il punto non è patire il freddo o rinunciare alle comodità, ma evitare gli sprechi che passano inosservati finché non li si va a cercare. La bolletta più bassa, alla fine, è quasi sempre quella di chi ha capito dove guardare.
Fonti
- ARERA — Analisi dei consumi dei clienti domestici (gas): https://www.arera.it/dati-e-statistiche/dettaglio/analisi-dei-consumi-dei-clienti-domestici-gas
- ENEA —Riscaldamenti, 10 consigli per risparmiare e tutelare l'ambiente: https://www.efficienzaenergetica.enea.it/vi-segnaliamo/riscaldamenti-10-consigli-per-risparmiare-e-tutelare-l-ambiente.html