Superbonus, maxi truffa da 560 milioni: sequestri e dodici indagati in Italia

11 Giugno 2026   17:47  

La Guardia di Finanza di Siracusa ha bloccato crediti fiscali ritenuti fittizi, collegati a lavori edilizi mai eseguiti in diversi condomini italiani.

Maxi operazione della Guardia di Finanza contro una presunta frode legata al Superbonus 110%. I finanzieri del Comando provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura aretusea, hanno sequestrato circa 560 milioni di euro in crediti fiscali ritenuti fittizi, connessi ad agevolazioni edilizie per interventi che, secondo l’accusa, non sarebbero mai stati realizzati.

L’inchiesta conta dodici indagati, ai quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini sono state condotte con il supporto del Nucleo speciale Tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma e del settore Contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe fatto leva su una rete di oltre 60 società, formalmente impegnate in lavori milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomini distribuiti in numerose province italiane, tra cui Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.

Gli immobili indicati nelle pratiche, secondo quanto emerso, esistevano realmente, ma sarebbero stati utilizzati senza il coinvolgimento effettivo di amministratori e proprietari. In diversi casi, i lavori di riqualificazione erano già stati eseguiti o erano in corso da parte di imprese estranee al presunto circuito fraudolento. I dati degli edifici sarebbero stati quindi sfruttati per generare crediti fiscali non spettanti.

Al vertice del meccanismo, secondo gli investigatori, ci sarebbero stati alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di individuare prestanome ai quali intestare le società coinvolte. Questi soggetti avrebbero avuto il compito di schermare la reale regia dell’operazione e di assorbire, almeno formalmente, eventuali responsabilità penali.

Un ruolo operativo sarebbe invece stato ricondotto a due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate. Stando all’ipotesi accusatoria, dietro compenso per ogni pratica inserita, avrebbero trasmesso oltre 2.000 comunicazioni, consentendo la creazione dei crediti fiscali nei cassetti delle società indicate come esecutrici dei lavori.

L’intervento della Procura di Siracusa ha portato all’emissione di cinque decreti di sequestro preventivo d’urgenza, successivamente convalidati dal gip. Parallelamente, il blocco telematico disposto dall’Agenzia delle Entrate avrebbe impedito che i crediti finissero nel circuito delle cessioni, evitando il rischio di una dispersione irreversibile di centinaia di milioni di euro.

La vicenda si inserisce nel più ampio filone dei controlli sulle frodi collegate ai bonus edilizi, settore nel quale negli ultimi anni le autorità fiscali e giudiziarie hanno intensificato le verifiche. Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.


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