Il bilancio 2025 di Sergio Bonelli Editore restituisce l'immagine di una società economicamente molto solida, ma impegnata a gestire un cambiamento profondo del mercato. Da una parte crescono utili, liquidità e redditività; dall'altra continuano a diminuire le copie vendute in edicola. In mezzo c'è una strategia sempre più evidente: trasformare i personaggi Bonelli in proprietà capaci di vivere anche attraverso animazione, serie televisive, podcast, teatro, digitale ed e-commerce.
Il dato principale è l'utile: 2,46 milioni di euro nel 2025, contro 1,71 milioni dell'anno precedente, con una crescita di circa il 44%. I ricavi delle vendite passano invece da 28,32 a 29,29 milioni, quindi aumentano del 3,4%. Migliora soprattutto la redditività operativa: l'EBITDA raggiunge 5,52 milioni, mentre il risultato operativo sale da 1,87 a 2,87 milioni.
Anche dal punto di vista finanziario i numeri sono difficilmente equivocabili. Bonelli dispone di 11,94 milioni di euro di liquidità, possiede 16,49 milioni in fondi e altri titoli finanziari e soprattutto non ha debiti verso banche. Il patrimonio netto sfiora i 60 milioni di euro.
Non siamo quindi davanti a una casa editrice in difficoltà finanziaria. Il problema, semmai, riguarda il mercato sul quale Bonelli ha costruito per decenni il proprio successo.
Le copie continuano a diminuire
Nel 2025 sono stati distribuiti 283 albi in edicola, contro i 267 del 2024. Le uscite aumentano, dunque, ma le copie vendute diminuiscono: su una tiratura complessiva di circa 10,1 milioni di copie, ne sono state acquistate circa 5 milioni, il 6% in meno rispetto all'anno precedente. La resa supera leggermente il 50%.
In termini molto semplici: più di un albo stampato ogni due torna indietro invenduto.
Come può allora il fatturato essere cresciuto? Una parte importante della risposta arriva dal prezzo. Nel 2024 il prezzo medio degli albi era di 5,42 euro; nel 2025 si è avvicinato ai 6 euro, dopo gli aumenti applicati dalla primavera.
Bonelli sta quindi incassando di più pur vendendo meno copie, anche grazie all'aumento del prezzo medio.
E l'edicola rimane ancora centrale. Dei 29,29 milioni di ricavi del 2025, ben 23,8 milioni arrivano dai periodici. I libri valgono 3,17 milioni, i diritti di pubblicazione 1,28 milioni, mentre produzioni e coproduzioni multimediali generano per ora circa 339 mila euro e i periodici digitali circa 234 mila.
La trasformazione di Bonelli è dunque avviata, ma economicamente il fumetto cartaceo resta ancora nettamente il centro dell'azienda.
Quasi cinque milioni investiti nel futuro
È guardando agli investimenti che il bilancio diventa ancora più interessante.
Nel 2025 Bonelli ha effettuato 4,73 milioni di euro di investimenti, dei quali 4,64 milioni nelle cosiddette immobilizzazioni immateriali. Gran parte riguarda produzioni audiovisive e altri progetti destinati a produrre ricavi negli anni successivi.
Le produzioni ancora in corso hanno raggiunto complessivamente 7,7 milioni di euro. Il progetto nettamente più importante è la seconda stagione di Dragonero – I Paladini, che da sola presenta costi capitalizzati per 7,19 milioni. Seguono Legs, con 439 mila euro, Gea – La serie con 26.400 euro, il progetto teatrale di Dylan Dog con 22.650 euro e Lavennder con 15 mila euro.
La direzione è abbastanza chiara: Bonelli sta cercando di trasformarsi gradualmente da editore che pubblica personaggi a società che sviluppa e sfrutta proprietà intellettuali su più mezzi.
Con Rai Kids, per esempio, dopo Dragonero – I Paladini è stata sviluppata anche una serie animata in sei episodi dedicata a Legs Weaver, personaggio dell'universo di Nathan Never. La società dichiara inoltre di avere trattative in corso con importanti produttori multimediali per altre properties.
Il mistero dei 180 mila euro di Dylan Dog
Nel bilancio compare però anche una voce decisamente particolare. Bonelli ha effettuato una svalutazione di 180.004 euro relativa a un progetto denominato “Dylan Dog”, spiegando che è emerso un «disallineamento strutturale con il partner contrattuale» che non permette la prosecuzione dell'iniziativa.
Qui è necessario distinguere due cose.
Questo progetto non sembra essere quello teatrale. Nel medesimo bilancio, infatti, Dylan Dog rappresentazione teatrale compare separatamente tra le produzioni in corso, con 22.650 euro di costi capitalizzati.
E oggi quel progetto non è più misterioso: è stato ufficialmente annunciato come Dylan Dog Horror Show, diretto da Valter Malosti e in scena al Teatro Eliseo di Roma dal 28 ottobre 2026, con anteprime speciali già dal 22 ottobre. Sergio Bonelli Editore lo presenta come la propria prima produzione teatrale.
Resta allora da capire quale sia l'altro progetto Dylan Dog da 180 mila euro.
Un'ipotesi appare particolarmente interessante.
Nel 2019 Sergio Bonelli Editore annunciò una collaborazione tra Bonelli Entertainment e Atomic Monster, la società di James Wan, per sviluppare una serie televisiva internazionale di Dylan Dog.
Il progetto rimase in sviluppo per anni. Nel dicembre 2022 lo stesso James Wan, intervistato da BadTaste, confermava che la serie era ancora viva, che Atomic Monster stava lavorando a stretto contatto con Bonelli e soprattutto che erano alla ricerca di partner e investitori per portarla avanti.
A questo punto il passaggio del bilancio 2025 assume un significato particolare: un progetto denominato semplicemente “Dylan Dog” viene svalutato perché un problema strutturale con il partner contrattuale impedisce di proseguire l'iniziativa.
Il documento non cita Atomic Monster e quindi non è possibile affermare con certezza che si tratti della serie sviluppata con James Wan. Tuttavia, mettendo in fila la storia del progetto e la formulazione utilizzata nel bilancio, l'ipotesi appare plausibile.
Anche l'importo non sarebbe fuori scala per una produzione televisiva rimasta nella fase di sviluppo.
I 180.004 euro non indicano necessariamente quanto sia costato complessivamente il progetto: rappresentano il valore che Bonelli aveva ancora iscritto a bilancio e che nel 2025 ha ritenuto non più recuperabile. Inoltre eventuali spese sostenute direttamente dal partner americano non comparirebbero naturalmente nei conti di Sergio Bonelli Editore.
Una fase di sviluppo può comprendere soggetto, trattamento, bible della serie, sceneggiatura del pilot, riscritture, sviluppo degli archi narrativi, consulenze, materiali per il pitch, attività legali e produttive e ricerca di finanziatori e distributori.
Per avere un semplice termine di paragone sul mercato statunitense, la Writers Guild of America indica dal 2025 15.152 dollari alla settimana come minimo per un writer-producer impiegato in una development room breve, mentre i compensi mediani degli executive producer e showrunner analizzati dalla Guild arrivano a 13 mila dollari settimanali. La stessa WGA indica in 46.759 dollari il minimo di riferimento 2025 per story and teleplay di un programma network di un'ora.
Sono parametri americani che non dimostrano naturalmente come siano stati spesi i 180 mila euro di Bonelli, ma mostrano che una cifra di quell'ordine è perfettamente compatibile con alcuni anni di sviluppo di un progetto televisivo internazionale senza che sia mai stata girata una singola scena.
Se quindi quella svalutazione fosse effettivamente riferita alla serie Atomic Monster, il bilancio 2025 potrebbe contenere, in linguaggio contabile, la prima indicazione concreta dell'interruzione del progetto televisivo annunciato nel 2019. Per ora, però, resta un'interpretazione e non una conferma ufficiale.
Podcast, abbonamenti ed e-commerce per ridurre la dipendenza dall'edicola
La diversificazione prosegue anche su fronti meno costosi.
La seconda stagione del podcast I Misteri di Mystère, realizzata con Elemedia e OnePodcast, viene indicata dalla stessa Bonelli come esempio della possibilità di portare i propri personaggi verso nuovi formati digitali.
Gli abbonamenti postali, partiti con Tex, Tex Willer, Zagor, Dylan Dog e Dragonero, sono arrivati a circa 3.400 utenti attivi, rispetto ai circa duemila dei primi mesi. Nel 2026 il servizio viene esteso anche a Martin Mystère, Nathan Never e Julia. Crescono inoltre gli abbonamenti a Bonelli Digital Classic.
Anche l'e-commerce sta assumendo un peso crescente: nel 2025 ha generato oltre 1,1 milioni di euro, con una crescita superiore al 9%.
Prosegue inoltre la collaborazione con RCS per le ristampe delle strisce storiche: quella dedicata a Tex continuerà fino alla metà del 2028, mentre quella di Zagor è prevista fino alla metà del 2027.
Tra le pubblicazioni librarie spicca invece Orbit Orbit di Caparezza, indicato dalla relazione come il volume Bonelli dalle migliori performance del 2025, arrivato anche al sold out durante Lucca Comics & Games.
Il 2026 sarà però un anno più difficile
Nonostante il buon risultato del 2025, la stessa società mantiene un atteggiamento prudente sul futuro.
Bonelli prevede un'ulteriore contrazione strutturale dell'edicola e intende compensarla sviluppando abbonamenti, e-commerce, digitale e sfruttamento multimediale delle proprie proprietà. Gli aumenti dei prezzi introdotti nella primavera del 2025 avranno inoltre effetto per tutti i dodici mesi del 2026.
Ma il passaggio più significativo è forse un altro: gli amministratori prevedono per il 2026 una gestione «in linea o in contrazione» rispetto al 2025.
Il bilancio racconta quindi una Bonelli che gode di una salute finanziaria molto robusta, ma che sa di non poter affidare indefinitamente il proprio futuro allo stesso modello distributivo del passato.
Le copie diminuiscono, le edicole scompaiono e i prezzi aumentano. Contemporaneamente vengono investiti milioni di euro su Dragonero, Legs e altre produzioni, si sperimenta con podcast e teatro e si cercano partner internazionali.
Il vero interrogativo dei prossimi anni non sembra dunque essere se Sergio Bonelli Editore abbia le risorse per affrontare la trasformazione: quelle risorse ci sono. La questione sarà capire se riuscirà a trasformare Tex, Dylan Dog, Dragonero, Nathan Never e gli altri personaggi in un ecosistema capace di generare nuovi ricavi sufficienti a compensare il lento arretramento dell'edicola.
Ed è forse questa la notizia più importante nascosta dietro i numeri del bilancio 2025: Bonelli non è un editore in crisi, ma un editore molto solido alle prese con la crisi del mercato che per decenni ha rappresentato il suo principale motore.