Infortuni sul lavoro in aumento in Abruzzo, meno morti ma l’allarme resta

05 Febbraio 2026   15:41  

Nel 2025 crescono le denunce Inail in regione, calano le vittime ma il sindacato parla di emergenza strutturale e chiede investimenti concreti su prevenzione e sicurezza.

Nel 2025 in Abruzzo torna a crescere il numero degli infortuni sul lavoro, confermando una criticità che, secondo il sindacato, resta di natura strutturale. I dati Inail parlano di 12.033 denunce complessive, con un aumento di 211 casi rispetto all’anno precedente. A fronte di questo incremento, si registra però una diminuzione degli incidenti mortali, scesi da 23 a 19.

A diffondere i numeri sono il segretario regionale della Cgil Abruzzo Molise, Francesco Spina, e il coordinatore regionale Inca-Cgil, Mirco D’Ignazio, che sottolineano come i dati confermino “la persistenza di un problema che attraversa tutti i territori e i settori produttivi”.

Analizzando la distribuzione provinciale, Chieti resta l’area con il maggior numero di denunce di infortunio, pari a 3.578, pur facendo registrare un lieve calo rispetto al 2024. Seguono Teramo con 3.242 casi, L’Aquila con 2.864 e Pescara con 2.349, tutte province in cui il dato risulta in crescita su base annua.

Dal punto di vista demografico, nel 64% dei casi gli infortunati sono uomini, mentre le donne rappresentano il 36%. Per quanto riguarda la nazionalità, l’84% degli incidenti coinvolge lavoratori italiani, contro un 16% di stranieri.

I settori produttivi più colpiti restano quelli tradizionalmente a maggior rischio. In testa l’industria manifatturiera, in particolare i comparti alimentare e della lavorazione dei metalli, che concentrano il 16% degli infortuni. Seguono edilizia (12%), sanità e assistenza sociale (10%) e agricoltura (8%).

In controtendenza rispetto agli infortuni complessivi, il numero dei decessi sul lavoro è in calo: nel 2025 le vittime sono state 19, tutte di sesso maschile, con un’età compresa tra 21 e 83 anni. La logistica e il magazzinaggio risultano il comparto più colpito, con 4 morti, seguiti da edilizia, agricoltura e riparazione di autoveicoli.

Secondo la Cgil, il calo delle vittime non è sufficiente a rassicurare. Il sindacato evidenzia la carenza di risorse pubbliche, l’assenza di interventi strutturali nella legge di bilancio e il ritardo degli investimenti privati, sottolineando come la sicurezza sul lavoro continui troppo spesso a essere considerata un costo e non una leva di prevenzione, anche in un contesto produttivo sempre più segnato dall’uso di tecnologie avanzate e intelligenza artificiale.


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