Ma i terremoti si parlano?

di Marco Cattaneo, blog Made in Italy

01 Ottobre 2009   08:26  

Due eventi sismici violenti, violentissimi, in meno di ventiquattr’ore. Vicini, diremmo, anche se a dire la verità tra le Samoa e Sumatra ci sono quasi 10.000 chilometri di distanza. Ma la domanda è istintiva: possibile che due terremoti così violenti siano collegati?

Anni fa, su “Le Scienze”, abbiamo pubblicato un articolo (era l’articolo di copertina, e fu un numero che riscosse grande successo, che potete scaricare qui: terremoti-stein) in cui si ipotizzava che in qualche modo i grandi sismi si parlino, anche a distanza, che le irrequietudini di una faglia si propaghino lungo quella interminabile catena di punti che mettono in contatto le placche tettoniche.

Nel caso di oggi, la risposta alla domanda che tutti ci poniamo è quasi sicuramente no. I due terremoti che si sono susseguiti potrebbero non avere nulla in comune. Per una seria ragione, oltre alla grandissima distanza che separa gli epicentri e alla profondità diversissima a cui sono avvenuti i terremoti. La si vede nella mappa che incollo qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirla, i due grandi terremoti delle ultime 24 ore sono i cerchi rossi più grandi).


Le faglie coinvolte nei due eventi sismici sono diverse. Il terremoto di Samoa si situa al confine tra la placca pacifica e la placca indo-australiana. Il terremoto di Sumatra è avvenuto al margine tra quest’ultima e la placca asiatica. Sono due delle regioni più sismiche del mondo, come testimonia l’incredibile affollarsi di puntini viola (rappresentano i terremoti degli ultimi cinque anni) in quelle zone. E dunque non è poi così sorprendente che da quelle parti avvengano sismi violenti. Statisticamente, anche nello stesso giorno.

Epèpure proprio domani, su “Nature”, è in uscita un articolo (di cui trovate un riassunto qui) i cui autori descrivono i risultati dei loro studi a proposito della possibilità che i movimenti di una faglia inneschino tensioni che provocano terremoti anche in faglie molto distanti. Il loro lavoro si basa sulla faglia di San Andreas, in California, e naturalmente non è definitivo. Però l’ipotesi è suggestiva. Ma ci vorranno ancora molti anni e molto lavoro prima che possiamo dare una risposta definitiva alla domanda: i terremoti si parlano?


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