Nuova tragedia dell'immigrazione. Potrebbero essere 150 i morti del naufragio avvenuto al largo delle coste di Al Khoms, in Libia. Lo scrive su Twitter il portavoce dell'Unchr per l'Africa e il Mediterraneo/Libia, Charlie Yaxley, che chiede "un cambio di approccio" nella gestione dei flussi migratori, "è urgente salvare le vite in mare". "Le notizie che arrivano parlano di un grande naufragio al largo delle coste della Libia, sarebbero state salvate 150 persone e riportate in Libia: uno dei sopravvissuti riferisce che un grande gruppo è morto in mare, le stime parlano di 150" vittime, riferisce il portavoce, che aggiunge come fra i morti "ci sono donne e bambini".
E "se queste cifre sono corrette - denuncia ancora - si tratta della peggiore perdita di vite umane nel Mediterraneo nel 2019. Un dato che ci ricorda, se necessario, che ci deve essere un cambio di approccio sulla situazione nel Mediterraneo. E' urgente salvare vite in mare". "Lo status quo non può continuare - ha detto - Non possiamo ignorare che i viaggi sui barconi sta diventando sempre più letali. Quest'anno, nei viaggi dalla Libia verso l'Europa, è morta una persona ogni sei che sono arrivate sulle coste europee. E' un dato sconvolgente, non possiamo girarci dall'altra parte".
"I nostri team in Libia stanno assistendo 135 sopravvissuti del naufragio avvenuto oggi al largo di Khoms, a est di Tripoli. Sono stati salvati da dei pescherecci e i testimoni oculari parlano di almeno 70 corpi in acqua" si legge in un tweet di Medici Senza Frontiere (Msf). Julien Raickman, capomissione di Msf in Libia, parla di "oltre 100 dispersi, di cui molti potrebbero essere annegati, stando alle prime testimonianze dei sopravvissuti visitati da Msf".
"Sono povere vittime della ferocia di questo mondo" commenta il direttore del Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati), Mario Morcone. “Il Mediterraneo è sempre più un cimitero.
Ora basta - scrive su Facebook Mediterranea Saving Humans - Fermiamo questa strage. I governi europei si adoperino per creare corridoi umanitari subito, per evacuare le donne, gli uomini e i bambini rinchiusi nei campi di concentramento libici". "In mare - conclude Mediterranea - c'è bisogno di soccorso. C'è bisogno anche di noi".