RIFIUTI, MARINUCCI: «Fuori dalla battaglia politica: reintrodurre i sub ambiti nel chietino"

07 Ottobre 2026   10:14  

“La questione rifiuti è stata trasformata in una battaglia politica che fa perdere di vista le motivazioni per le quali personalmente ritengo che i territori abbiano il diritto di scegliere il modello più confacente alle proprie esigenze. La provincia di Chieti, per esempio, deve poter organizzare il servizio dei rifiuti in almeno due sub-ambiti, all’interno di una pianificazione provinciale coordinata: uno che comprenda la zona teatina, con un bacino di quasi 140 mila abitanti, e uno per il resto della provincia. È una proposta che consentirebbe di coniugare dimensioni gestionali adeguate, sostenibilità economica e vicinanza ai cittadini. Per renderla possibile occorre reintrodurre nella legge regionale i sub-ambiti sub-provinciali, eliminati nel 2025». Lo dichiara Luciano Marinucci, consigliere regionale di centrodestra.
 
“L’Emilia-Romagna dimostra che una pianificazione coordinata può convivere con più bacini e più gestori: nel territorio provinciale di Modena operano tre distinte gestioni, affidate al raggruppamento guidato da Hera, ad AIMAG e a Geovest. Anche l’Abruzzo deve consentire soluzioni che tengano conto delle caratteristiche dei territori. Un piano provinciale può definire obiettivi comuni, investimenti e standard di qualità, prevedendo sub-ambiti nei quali organizzare il servizio”.
 
“L’impostazione di AGIR va invece nella direzione di concentrare la gestione su scala provinciale, restringendo la possibilità dei sindaci di concorrere alla scelta del modello, pubblico o misto, e indirizzando le società pubbliche verso una fusione generalizzata. Reintrodurre i sub-ambiti significa riaprire lo spazio per valutare alternative concrete e dare ai Comuni un ruolo effettivo nell’organizzazione del servizio”.
 
“Una società più grande non garantisce automaticamente costi più bassi. Le economie di scala devono essere dimostrate, considerando anche distanze, complessità organizzativa e capacità di intervenire tempestivamente. In una provincia di 103 Comuni, con esigenze territoriali molto diverse, la prospettiva di fondere tre società va confrontata con un’organizzazione articolata in più bacini. La zona teatina presenta una consistenza demografica sulla quale costruire un progetto industriale capace di unire efficienza e prossimità”.
 
“Il servizio dei rifiuti ha inoltre caratteristiche diverse da quello dell’acqua. Il cittadino non è un utente passivo che deve soltanto aprire un rubinetto: è il protagonista della raccolta differenziata. Dalla corretta separazione e dal conferimento dei materiali dipendono la qualità del recupero e la riuscita dell’economia circolare. Informazione, ascolto e rapporto quotidiano con le comunità sono quindi componenti essenziali del servizio, che una gestione vicina al territorio può rafforzare”.
 
“In questo quadro, esperienze come la San Giovanni Servizi, efficiente e con una storia di bilanci in utile, possono essere valorizzate attraverso l’ingresso nel capitale sociale di altri Comuni. Sarebbe un modo per ampliare il territorio servito, condividere investimenti e competenze e consolidare una realtà che funziona, anziché cancellarne l’autonomia attraverso una fusione”.
 
“In ogni percorso di riorganizzazione devono essere garantiti i livelli occupazionali e tutelati i lavoratori, che con la loro esperienza e conoscenza del territorio rappresentano una risorsa fondamentale per un servizio efficiente. Società di dimensioni contenute possono favorire anche un rapporto più diretto tra il personale e i vertici aziendali, facilitando il confronto sulle esigenze operative, sulle condizioni di lavoro e sulle soluzioni per migliorare il servizio”.
 
“La scelta dei sub-ambiti riguarda anche il costo del servizio per i cittadini. Società dimensionate su territori omogenei possono consentire ai sindaci un controllo più diretto dei costi di gestione, degli investimenti e dei risultati, che in una struttura molto grande diventerebbe più complesso. Bacini più circoscritti permettono inoltre di programmare impianti proporzionati alle effettive necessità del territorio, scegliendo soluzioni con un minore impatto ambientale e riducendo, dove possibile, le distanze di trasporto dei rifiuti, i relativi costi e le emissioni. Sono vantaggi da tradurre in servizi migliori e tariffe sostenibili per famiglie e imprese”, conclude Marinucci.

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