Rifiuti, Lugini incalza sulla Marsica: «Prima chiarite chi gestirà davvero tutto»

01 Ottobre 2026   18:22  

Il consigliere regionale interviene sul sub-ambito marsicano e sul caso ACIAM: chiede un progetto gestionale definito, documenti sulla procedura del 2005 e trasparenza amministrativa.

Il confronto sulla futura gestione dei rifiuti nella Marsica si sposta dal principio dell’autonomia territoriale alle modalità concrete con cui questa dovrebbe essere realizzata. A intervenire è il consigliere regionale Gianpaolo Lugini, che respinge innanzitutto l’interpretazione secondo cui avrebbe indicato nell’affidamento in house la soluzione da adottare.

«Non ho mai detto che la soluzione sia l’in house», precisa Lugini, ricordando come il quadro normativo contempli differenti modalità di gestione: affidamento pubblico ed eventualmente in house, costituzione di una società mista pubblico-privata attraverso gara a doppio oggetto oppure ricorso a una gara ad evidenza pubblica.

Il nodo, secondo il consigliere regionale, è dunque un altro: prima di modificare la normativa per consentire la nascita di un sub-ambito marsicano, occorrerebbe definire quale organizzazione dovrebbe successivamente assumere la gestione del servizio.

Il tema è diventato particolarmente attuale dopo l’iniziativa sostenuta dal sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio. Al 30 settembre risultavano 24 sindaci marsicani aderenti alla proposta e, secondo il Comune di Avezzano, tra le ipotesi valutate in precedenza figuravano la costituzione di una nuova società oppure un percorso che coinvolgesse Segen Spa.

«Chi gestirà il servizio? Con quale società? Con quali risorse e investimenti?», sono gli interrogativi posti da Lugini. Per il consigliere, infatti, l'eventuale modifica della legge rappresenterebbe soltanto il presupposto normativo: «Cambiare la legge non significa creare automaticamente un gestore».

Lugini precisa inoltre di non essere contrario all’autonomia della Marsica, ma di chiedere che alla proposta territoriale venga affiancato un progetto industriale e gestionale, indicando struttura societaria, investimenti previsti e modalità di affidamento.

Il confronto coinvolge inevitabilmente anche ACIAM. Sul punto Lugini richiama le recenti dichiarazioni del sindaco Di Pangrazio, secondo il quale l’uscita del Comune dalla società sarebbe collegata alle modalità con cui, in passato, venne individuato l’operatore privato. Il 30 settembre il Comune di Avezzano ha riportato una dichiarazione del sindaco secondo cui la gestione sarebbe stata affidata, circa trent’anni fa, «senza l’esperimento di una gara pubblica».

È proprio su questo passaggio che Lugini chiede un chiarimento documentale.

La questione non nasce oggi. Già nel 2024 la Commissione di Vigilanza regionale aveva richiesto al Comune di Avezzano la documentazione relativa alla selezione del socio privato di ACIAM. Secondo quanto riportato all’epoca, il Comune aveva trasmesso inizialmente una delibera di indirizzo, evidenziando difficoltà nel reperire l’intera documentazione a distanza di quasi vent’anni.

«La domanda è semplice: quella gara esiste oppure no? Se esiste, si producano gli atti. Se non esiste, si spieghi come e sulla base di quali procedure sia stato individuato il socio privato», afferma Lugini, che definisce il tema una questione di trasparenza amministrativa e non uno scontro personale.

Un elemento storico documentato è rappresentato dalla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 2005, nella quale compare la convocazione dell’assemblea ACIAM con, tra i punti all’ordine del giorno, l’aggiornamento del «programma operativo di privatizzazione» e l’aumento del capitale sociale. Il documento, tuttavia, non costituisce di per sé la documentazione della procedura di selezione del socio privato richiesta dalla Commissione.

Lugini interviene infine sulle contestazioni politiche relative al consenso ottenuto alle elezioni regionali. «Una cosa è certa: sono stato eletto», replica, rivendicando il diritto di esercitare le prerogative legate al proprio mandato.

Per il consigliere, il numero delle preferenze ottenute non incide sul merito delle questioni sollevate: «I voti si contano alle elezioni. Gli atti e le responsabilità si discutono sui documenti».

La posizione viene quindi ricondotta a un principio: discutere della nascita del sub-ambito della Marsica, ma accompagnare la richiesta di autonomia con indicazioni precise su gestore, risorse, investimenti e modello di affidamento.

«Chiedere autonomia è legittimo. Spiegare quale futuro si vuole costruire è necessario», conclude Lugini, dichiarandosi disponibile a un confronto pubblico sulla documentazione e annunciando che continuerà a chiedere chiarimenti sugli aspetti amministrativi e gestionali della vicenda.


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