Un cittadino egiziano di 27 anni è stato rintracciato dalla Squadra Mobile aquilana. Secondo gli investigatori, avrebbe guidato un'imbarcazione utilizzata da un'organizzazione criminale libica per trasportare migranti.
Un uomo di nazionalità egiziana, nato nel 1999, è stato fermato all'Aquila con l'accusa di aver condotto un'imbarcazione carica di migranti lungo la rotta che collega le coste della Libia a Lampedusa. A bordo del natante, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, viaggiavano almeno 22 persone, ognuna delle quali avrebbe versato circa 3.500 euro per raggiungere l'Italia.
Il provvedimento è stato eseguito il 17 ottobre 2026 dagli agenti della Squadra Mobile della Questura dell'Aquila, diretta dal vicequestore Roberta Cicchetti, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica aquilana.
L'indagato, che in passato era stato ospitato in un Centro di accoglienza straordinaria (CAS) della provincia, risultava attualmente senza fissa dimora. Gli investigatori sono riusciti a individuarlo nel capoluogo abruzzese, dove è stato fermato e successivamente trasferito in carcere.
Le indagini avrebbero consentito di ricostruire il presunto coinvolgimento dell'uomo in una rete criminale operativa in Libia, specializzata nell'organizzazione delle traversate del Mediterraneo. Il gruppo, secondo l'ipotesi investigativa, si sarebbe occupato sia della gestione delle strutture utilizzate per radunare i migranti sia della predisposizione delle imbarcazioni dirette verso le coste italiane.
L'episodio al centro dell'inchiesta risale al 20 maggio 2025, quando il natante avrebbe raggiunto l'isola di Lampedusa con almeno 22 migranti a bordo.
Oltre al presunto conducente, risultano indagati altri due uomini che avrebbero svolto compiti specifici durante la navigazione. Uno sarebbe stato incaricato della gestione del telefono satellitare, necessario per le comunicazioni, mentre l'altro avrebbe avuto il compito di occuparsi del carburante destinato al motore.
Un particolare emerso dalle testimonianze raccolte dagli investigatori riguarda le istruzioni che il presunto scafista avrebbe ricevuto prima della partenza.
Secondo quanto riferito dai testimoni, il responsabile dell'organizzazione criminale gli avrebbe ordinato di gettare in mare il dispositivo GPS qualora l'imbarcazione avesse incrociato un mezzo europeo.
L'uomo avrebbe inoltre dovuto fingersi un normale passeggero, nel tentativo di nascondere il proprio ruolo nella conduzione del natante ed evitare di essere identificato come responsabile della traversata.
L'inchiesta della Procura dell'Aquila punta dunque a ricostruire le responsabilità individuali e i collegamenti con l'organizzazione che avrebbe gestito il viaggio dalla Libia.
Il cittadino egiziano si trova ora in carcere, mentre prosegue il procedimento giudiziario. Le accuse formulate nei suoi confronti dovranno essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale condanna definitiva.