Al via il recupero dell’ex Sant’Antonio Abate dopo quasi trent’anni di abbandono: università protagonista, studenti al centro e una visione urbana proiettata verso il futuro
Una svolta attesa da decenni prende finalmente forma a Teramo, dove si apre ufficialmente il cantiere per la trasformazione dell’ex Manicomio di Sant’Antonio Abate nella futura Cittadella della Cultura. Un intervento definito storico, destinato a incidere profondamente sull’assetto urbano e sociale della città.
A segnare l’avvio del progetto è stato il rettore dell’Università degli Studi di Teramo, Christian Corsi, che ha sottolineato la portata dell’iniziativa parlando di un momento chiave non solo per l’ateneo ma per l’intero territorio. L’area, situata a Porta Melatina, rappresenta da oltre 28 anni una criticità urbana, destinata ora a diventare uno dei principali poli culturali cittadini.
L’intervento non si limita al recupero architettonico, ma si inserisce in una strategia più ampia che guarda alla Teramo del 2040 e 2050, con l’università chiamata a svolgere un ruolo centrale nella rigenerazione urbana. Il primo lotto dei lavori, già finanziato e autonomo dal punto di vista funzionale, prevede una durata stimata di circa tre anni.
Tra le ipotesi allo studio emerge anche la possibilità di inserire residenze studentesche, con l’obiettivo di garantire una presenza stabile di giovani nel centro storico e favorire una nuova vitalità urbana. Un elemento ritenuto strategico per evitare il rischio di creare spazi privi di reale funzione sociale.
L’ateneo, in qualità di stazione appaltante, assume un ruolo determinante nella gestione dell’intervento. Parallelamente, prende forma una visione che coinvolge anche la riorganizzazione dei Dipartimenti universitari. Il trasferimento di Scienze Politiche e Scienze della Comunicazione nel nuovo complesso libererebbe infatti spazi a Colleparco, aprendo scenari inediti.
Tra le proposte più rilevanti figura quella di ospitare il Palazzo di Giustizia negli edifici universitari di Colleparco, dando vita a un modello innovativo che integrerebbe formazione accademica e attività giudiziaria, con un possibile Dipartimento di Giurisprudenza collocato direttamente all’interno del tribunale.
Il progetto prevede inoltre un coinvolgimento diretto delle nuove generazioni. È infatti in programma l’istituzione di un tavolo permanente composto da studenti, aperto non solo agli iscritti all’università ma a tutti i giovani della città. L’obiettivo è quello di rendere partecipata la definizione dei contenuti e delle funzioni future della Cittadella.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rilancio delle città medie italiane, sempre più orientate a valorizzare patrimonio esistente e capitale umano. In questo contesto, l’Università di Teramo si propone come motore di sviluppo, con un progetto che punta a coniugare recupero urbano, innovazione e permanenza dei giovani sul territorio.