Due delle sette bambine ricoverate all’Ospedale Santobono di Napoli dopo il crollo di un palazzo a Scampia sono in gravissime condizioni. Le piccole, di 7 e 4 anni, sono attualmente in rianimazione con prognosi riservata. La più grande è stata sottoposta a un intervento neurochirurgico per monitorare la pressione intracranica, mentre la più giovane ha subito una craniectomia decompressa. Entrambe presentano lesioni cerebrali gravi e sono sotto stretto controllo medico.
Le altre tre bambine coinvolte, di 10, 9 e 2 anni, hanno riportato fratture ossee significative e sono in attesa di interventi ortopedici. Due ulteriori pazienti, di 4 e 2 anni, hanno subito contusioni multiple e traumi vari, ma non necessitano di interventi chirurgici immediati.
Circa 800 abitanti della Vela Celeste, inclusi 300 minori, sono stati evacuati a causa del crollo avvenuto nella notte. Attualmente, gli sfollati, che si trovano in tende allestite dalla Protezione Civile, lamentano condizioni precarie e mancanza di risposte concrete. "Vogliamo una sistemazione vera," dicono, esprimendo frustrazione per la mancanza di alloggi adeguati.
Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha dichiarato che sono già state individuate strutture alternative per gli sfollati e che sono in corso controlli per garantire la sicurezza degli edifici. Entro la serata, 66 alloggi della Vela Celeste dovrebbero essere riaperti per circa 300 persone, mentre per gli altri 500 si stanno cercando soluzioni temporanee.
In protesta per le condizioni attuali, alcuni sfollati hanno occupato locali dell'Università Federico II. Il comitato "Vele di Scampia" chiede risposte rapide e soluzioni strutturali per l'emergenza abitativa.
Il crollo potrebbe essere stato causato da un litigio tra due famiglie, sebbene questa sia solo un’ipotesi. La Procura di Napoli, guidata dal sostituto procuratore Antonella Fratello, sta indagando sulle cause dell'incidente, che potrebbe essere legato a negligenza strutturale.
Nel frattempo, la Protezione Civile, con l’aiuto di psicologi, continua a fornire assistenza agli sfollati, cercando di alleviare il trauma subito dai residenti. "La casa rappresenta un rifugio e il crollo mina la percezione di sicurezza," spiega lo psicologo Ciro Mayol.