Stupro di Pizzoli, il giudice Grieco condanna Francesco Tuccia a otto anni di reclusione

31 Gennaio 2013   19:27  

Appena i giudici sono entrati in aula, Francesco Tuccia, visibilmente teso, e i suoi familiari hanno abbandonato l'aula. Nell'altra fila dei banchi la ragazza vittima di quello che il giudice Giuseppe Grieco ha riconosciuto e condannato come violenza sessuale.

A proteggerla uno stuolo di donne, molte apprtenenti al centro Antiviolenza dell'Aquila, altre venute da fuori città.

Per  Francesco Tuccia, il ventiduenne Montafredane (Avellino) accusato dello stupro di una studentessa universitaria di Tivoli di 21 anni, il pm David Mancini aveva chiesto 14 anni per tentato omicidio e violenza sessuale.

In serata la sentenza, condanna ad otto anni di reclusione per violenza sessuale, con le attenuanti generiche. 

Non ci fu dunque tentato omicidio per il giudice del tribunale dell'Aquila, ma ci fu violenza sessuale.

La sentenza ha creato malumore in aula da parte delle donne appartenenti a gruppi di solidarietà femminili. Sempre dopo la lettura del dispositivo ci sono stati anche momenti di tensione con i giornalisti, presenti anche loro alla lettura della sentenza. Per tutelare l'immagine della vittima presente in aula insieme allo stesso Tuccia, alcune donne del Centro antiviolenza dell'Aquila hanno alzato teli e giacche, fino a quando agenti della Procura non hanno invitato tutti ad uscire.

Il Tribunale ha condannato Tuccia anche alla pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e a quella dell'interdiazione legale per la durata della pena principale inflitta.

I giudici, inoltre, hanno condannato l'imputato al risarcimento dei danni cagionati alle parti civili, da liquidarsi in separato giudizio.

Tuccia e' stato condannato anche al pagamento di una provvisionale di 50 mila euro in favore della parte civile (la studentessa universitaria di Tivoli) ed altri 2 mila in favore del Centro Antiviolenza per le Donne dell'Aquila.

La giovane, una studentessa di Tivoli, che oggi non studia più a L'Aquila,  riportò ferite lacero contuse guaribili in 40 giorni. Il fatto accadde fuori la discoteca "Guernica" di Pizzoli (L'Aquila) la notte tra l'11 e il 12 febbraio dell'anno scorso.

Dopo una brutale violenza la giovane fu lasciata esanime e insanguinata in mezzo alla neve del piazzale del locale e fu salvata dall'intervento di Pino Galli, uno degli addetti alla sicurezza, che dopo averla soccorsa, allerto' il 118.

Ritenuto colpevole dell'accaduto, Tuccia fu arrestato alcuni giorni dopo e rinchiuso nel carcere di Teramo.

Successivamente, e tra numerose polemiche, per lui furono disposti i domiciliari. All'epoca dei fatti Tuccia era un militare del 33/Esimo reggimento artiglieria terrestre "Acqui".

Il tribunale che ha emessso la sentenza era composto da Giuseppe Grieco presidente, Italo Radoccia e Carla Ciofani giudici a latere.

"Una sentenza che resistuisce giustizia alla vittima" lo'ha definita Simona Giannangeli, avvocato di parte civile, e legale del Centro antiviolenza dell'Aquila.

Parole di grande compostezza, come profondamente composto è stato l'atteggiamento in aula, quelle della mamma della vittima:

"I giudici hanno preso la decisione opportunamente dagli elementi che hanno ritenuto prendere a sostegno di tale sentenza, poi ritenerla soddisfacente in certe situazioni non lo e' mai perche' non si puo' ripristinare quello che e' uno stato di fatto che non c'e' piu'. A mia figlia comunque non verra' restituito quello che e' stato tolto quindi dobbiamo sempre confidare nelle istituzioni".


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