Dai temporali tropicali alle depressioni atlantiche, una catena di processi altera le correnti in quota e costruisce blocchi atmosferici capaci di arroventare l’Europa intera d’estate.
L’anticiclone responsabile delle grandi ondate di calore europee non nasce necessariamente sul continente. Dietro una lunga fase di temperature estreme può esserci una complessa sequenza di eventi atmosferici cominciata migliaia di chilometri più lontano, nelle regioni tropicali oppure sull’Oceano Atlantico.
Uno dei meccanismi principali parte dai grandi sistemi temporaleschi tropicali. Quando il vapore acqueo condensa all’interno delle nubi, viene liberata una notevole quantità di calore latente. Questa energia modifica la circolazione dell’atmosfera alle quote più elevate e può contribuire alla formazione di ampie oscillazioni delle correnti, conosciute come onde di Rossby.
Queste onde trasferiscono calore tra le regioni tropicali e quelle polari e influenzano la posizione della corrente a getto. Quando rallentano o assumono configurazioni particolarmente pronunciate, possono favorire condizioni meteorologiche persistenti per diversi giorni.
Un processo simile può iniziare anche sull’Atlantico. Le profonde depressioni oceaniche sollevano e trasportano verso l’alta troposfera grandi quantità di aria calda e umida. Il successivo rilascio di calore durante la condensazione può amplificare le ondulazioni della circolazione, propagando i propri effetti verso est.
Quando la configurazione diventa favorevole, sull’Europa può svilupparsi un robusto blocco anticiclonico. Si tratta di un’area di alta pressione estesa e quasi stazionaria, capace di ostacolare l’arrivo delle perturbazioni atlantiche e di rimanere nella stessa posizione per molti giorni. I blocchi atmosferici sono strettamente collegati alle ondate di caldo perché mantengono condizioni stabili, cieli sereni e scarsa ventilazione.
All’interno dell’anticiclone l’aria tende inoltre a scendere verso il suolo. Durante questa discesa si comprime e si riscalda, limitando la formazione delle nubi. La forte insolazione riscalda progressivamente il terreno, mentre la struttura di alta pressione può richiamare verso l’Europa masse d’aria provenienti dal Nord Africa e dalle latitudini subtropicali.
Il risultato è una sorta di meccanismo di autoalimentazione: il suolo diventa sempre più caldo e asciutto, diminuisce l’energia utilizzata per l’evaporazione dell’acqua e aumenta quella disponibile per riscaldare direttamente l’aria. Se l’anticiclone rimane bloccato, le temperature possono crescere giorno dopo giorno e restare elevate anche durante la notte.
Questi meccanismi atmosferici si sono verificati anche in passato, ma oggi agiscono all’interno di un clima mediamente più caldo. Di conseguenza, una configurazione meteorologica simile può produrre temperature superiori rispetto a quelle registrate alcuni decenni fa. L’IPCC rileva che in Europa frequenza e intensità degli estremi caldi sono già aumentate e continueranno a crescere con l’ulteriore riscaldamento globale.
Le grandi ondate di calore europee, dunque, non dipendono da un unico “anticiclone africano” in movimento verso nord. Sono spesso il punto di arrivo di una concatenazione di fenomeni lontani, capaci di modificare la corrente a getto, bloccare la circolazione e intrappolare per giorni aria sempre più calda sopra il continente.