Dall’Australia a Vasto per rivedere i piccoli: la zia e la nonna raccontano bambini provati, mentre proseguono perizie, relazioni contrastanti e uno scontro sempre più duro.
In una vicenda che sembra sospesa in un tempo immobile, scandito soltanto dalle tappe della giustizia minorile, l’arrivo dall’Australia di Rachael Birmingham, sorella di Catherine, e della madre Pauline, rappresenta un passaggio significativo nella storia della cosiddetta famiglia del bosco, a quasi ottanta giorni dalla separazione dai figli. Le due donne sono giunte in Italia nei giorni scorsi e, dopo aver rivisto i genitori Catherine e Nathan, hanno potuto incontrare i tre bambini nella struttura protetta di Vasto, dove il tribunale per i minorenni dell’Aquila li ha collocati lo scorso 20 novembre.
Al termine della visita, Rachael Birmingham, visibilmente emozionata, ha raccontato di aver trovato i piccoli profondamente cambiati. «Non stanno bene, prima avevano una luce diversa», ha spiegato, sottolineando come i bambini appaiano angosciati e spaventati dalla situazione che stanno vivendo. L’incontro con la zia e la nonna li avrebbe resi felici, ma solo per un breve momento, prima che riaffiorassero paure e insicurezze.
Preoccupazione condivisa anche da Pauline, che ha invitato alla prudenza: «Aspettiamo che si calmino le acque, poi vedremo come muoverci». Intanto, prosegue la perizia psichiatrica disposta dai giudici dell’Aquila sui due genitori. Ieri si è svolto il secondo colloquio con la dottoressa Simona Ceccoli, incaricata di valutare entro quattro mesi l’idoneità genitoriale di Nathan e Catherine. Secondo i legali Danila Solinas e Marco Femminella, l’incontro avrebbe avuto esito positivo.
Di segno opposto, però, la valutazione dell’assistente sociale Veruska D’Angelo, che nella sua ultima relazione descrive Catherine come ostile e spesso contraria alle iniziative degli operatori. Una lettura che alimenta lo scontro già acceso e che i legali hanno contestato duramente. Nel frattempo, la famiglia resta sospesa in un limbo giudiziario dove la distanza da casa non si misura in chilometri, ma in mesi di attesa.