La Malesia contro i bimbi gay

"essere gay è un crimine"

14 Settembre 2012   17:23  

Essere omosessuali, in Malesia, è illegale.

Il primo ministro malese lo ha chiarito più e più volte: “i gay sono anti-islamici che non hanno alcun ruolo nella società malesiana”. 

 

Le istituzioni malesi sono state da sempre seriamente impegnate nel tentativo di porre rimedio a questa piaga,  rieducandoli all'interno di campi speciali, fustigandoli, incarcerandoli, ma niente.

E quel che è peggio, secondo il primo ministro, è che la società civile comincia ad tollerare la loro esistenza.

Anzi, gli omosessuali malesi cominciano a guadagnare grandi spazi di manovra: possono uscire insieme la sera, star seduti in spiaggia l'una accanto all'altra, andare a vivere segretamente insieme, amarsi senza che nessun connazionale si indigni oltremodo. Proprio come se fossero "persone normali".

Nel mese di agosto – addirittura – l'escalation criminale omosessuale ha raggiunto il culmine dell'efferatezza: due gay si sono uniti in matrimonio.

E allora ecco che appare ragionevole la reazione del governo malese che, vedendo la nazione travolta da una simile ondata di criminalità impudente, si trova costretto a porre rimedio.

E lo fa nel modo, da sempre, più efficace: recuperando i deviati prima che la deviazione li conduca all'illecito, ovvero educando le nuove generazioni al rispetto della legalità.

Attaccare i potenziali criminali finché sono piccoli, vulnerabili, plagiabili, indifesi, incoscienti: ecco la soluzione al dramma dell'omosessualità.

Bisogna convincere le nuove generazioni che essere gay è un crimine contro l'umanità e che non c'è cosa peggiore al mondo dell'innamorarsi di un individuo dello stesso sesso.

A questo punto sorge un altro problema. Come riconoscere un baby-omosessuale?

Se infatti negli adulti la propensione al crimine si evidenzia con sufficiente chiarezza, i baby-omosessuali vanno stanati facendo attenzione ai piccoli particolari.

Ma anche qui il governo viene incontro alle esigenze dei genitori e degli insegnanti fornendo loro un vademecum in cui sono riportati i primi possibili sintomi di omosessualità.

I maschietti-gay, infatti, sembrano preferire colori sgargianti e grandi borse, per la femminucce-gay invece la faccenda si complica: l'unica cosa che le caratterizza è una spiccata preferenza per la compagnia femminile e il desiderio di dormire con altre donne.

Ma la diligenza delle istituzioni malesi non si ferma qui. Non basta, infatti, offrire agli educatori gli strumenti per riconoscere innate inclinazioni al reato di omosessualità.

Lo stato deve farsi carico, in prima persona, della caccia e della rieducazione del baby-delinquente.

E allora ecco che l'organizzazione di corsi e seminari che siano di supporto per insegnanti e genitori in questa lotta al crimine diventa, per il governo malese, un dovere morale.

Già dieci seminari sono stati organizzati dalla Fondazione degli Insegnanti della Malesia a questo scopo e – come sottolinea un portavoce della Fondazione: “Si tratta di eventi multi-religiosi e multi-culturali. D'altronde, tutte le religioni sono, fondamentalmente, contro questo tipo di comportamento”. 

Si tratta quindi di un evento di apertura, di tolleranza che spera di innescare una collaborazione multi-culturale e multi-religiosa allo scopo di liberare il mondo dalla piaga dei gay.

 


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