Maxifrode scoperta a Chieti: 95 lavoratori sfruttati, quattordici persone denunciate

15 Settembre 2026   18:40  

La Guardia di Finanza ricostruisce un sistema transnazionale nel trasporto merci: coinvolte diciotto società, contestati milioni di evasione fiscale e contributiva alle imprese.

Un sistema costruito attraverso società di facciata, contratti fittizi e manodopera irregolare, capace di estendersi dall'Abruzzo oltre i confini nazionali. È quanto avrebbe scoperto la Guardia di Finanza di Chieti nell'ambito di una complessa indagine sul settore del trasporto merci su strada.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno portato alla denuncia di 14 persone, chiamate a rispondere, a vario titolo, di ipotesi di reato che comprendono illeciti tributari e societari, somministrazione fraudolenta di manodopera e truffa aggravata ai danni dello Stato. Le responsabilità dovranno essere accertate nel successivo iter giudiziario.

Al centro dell'inchiesta ci sono 18 società, quattro delle quali di diritto estero e cinque operative nel territorio chietino. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema avrebbe consentito di utilizzare 95 lavoratori in nero, generando un'evasione contributiva quantificata in oltre 1,2 milioni di euro.

Ancora più consistenti sono le cifre relative alle imprese teatine finite sotto la lente degli investigatori. La Guardia di Finanza ha ricostruito circa 6 milioni di euro di evasione fiscale tra Ires, Irpef e Irap. A questi si aggiungono oltre 3,5 milioni di euro di fatture per operazioni ritenute inesistenti.

Alle cinque società operanti nel Chietino sono state inoltre contestate violazioni relative alla responsabilità amministrativa degli enti, legate alla mancata adozione di adeguati protocolli interni finalizzati alla prevenzione dei reati.

L'aspetto più rilevante dell'indagine riguarda però il sistema attraverso il quale sarebbe stata reperita e utilizzata la manodopera. Gli investigatori parlano di un meccanismo riconducibile al caporalato transnazionale e al dumping sociale, partito dall'Abruzzo ma con una dimensione diventata progressivamente di carattere nazionale.

Le verifiche avrebbero fatto emergere l'impiego irregolare di lavoratori provenienti da Paesi extra-Ue, in particolare di nazionalità albanese. Alcune delle società coinvolte avrebbero fatto ricorso al cosiddetto distacco internazionale, utilizzando però contratti che, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbero stati soltanto formali.

Dietro quei rapporti di lavoro sarebbero infatti comparse delle “letter box company”, società prive di una reale struttura operativa e utilizzate sostanzialmente come schermo. Attraverso queste imprese sarebbe stato possibile reclutare gli autisti e farli lavorare in Italia applicando condizioni economiche sensibilmente inferiori rispetto a quelle previste.

Il meccanismo avrebbe permesso contemporaneamente di ridurre il costo della manodopera e di evitare il corretto versamento di imposte e contributi previdenziali all'Inps, producendo secondo gli investigatori anche un effetto distorsivo sulla concorrenza tra le aziende del settore.

L'inchiesta della Guardia di Finanza teatina porta così alla luce una vicenda che intreccia evasione fiscale, lavoro irregolare e sfruttamento della manodopera, con collegamenti societari anche all'estero. Un sistema che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe consentito alle imprese coinvolte di abbattere artificialmente i costi, lasciando sui lavoratori e sulle casse pubbliche le conseguenze economiche dell'operazione.


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