Minaccia di genocidio per i popoli indigeni del Cauca

Ci scrivono dalla Colombia

26 Settembre 2008   13:25  

Mesi fa protagonisti di un nostro Magazine 99 sono stati i rappresentanti le pacifiche comunità indigene della Colombia, a L'Aquila per denunciare le grandi ingiustizie e discriminazioni di cui sono vittime, ma anche per far conoscer il loro pacifico percorso di lotta necessario a garantire la sopravvivenza e l'identità culturale.  Ci hanno scritto questa lettera.

  Minaccia di genocidio per i popoli indigeni del Cauca e della Colombia

Il Consiglio Regionale Indigeno del Cauca mette in allarme per la minaccia arrivata via posta elettronica all'Associazione dei Capi del Nord del Cauca, durante la notte dell'11 agosto. Il messaggio annunciava il genocidio delle popolazioni indigene della Colombia, e spiegava la strategia governativa per destabilizzare l'unità delle popolazioni contadine, africane ed indigene di questo dipartimento.

Non è un segreto per nessuno che la presidenza della repubblica abbia dichiarato guerra ai popoli indigeni che reclamano i propri diritti. Un momento chiave è stato a marzo del 2008, quando durante il consiglio comunitario della città di Popayán, Uribe ha dato ordine di pagare una ricompensa a chi avesse rotto l'unità delle comunità indigene. Insieme a questo i divulgatori istituzionali si sono impegnati a divulgare messaggi nei quali si specifica che gli indigeni sono i beneficiari delle garanzie dello stato a danno dei diritti degli altri settori della società. Un esempio ne è stato l'acquisto della fattoria Villa Carola, realizzato dal ministero dell'interno per consegnarla agli sfollati. In realtà questa proprietà era stata destinata sin dagli anni ottanta agli indigeni Kokonuko de Poblazón.

Il testo della minaccia, riproduce il discorso promulgato dal governo nelle sue vesti istituzionali, con l'intento di dare la responsabilità agli indigeni del fallimento della politica terriera e di considerarli la causa dell'assenza di una riforma agraria in Colombia.

Avverte che gli indigeni Paeces, facenti parte del CRIC, ai quali definisce capetti e guerriglieri, saranno trovati morti e scompariranno. Chi può volere Popayán, Cali e Bogotá liberi dagli indigeni se, secondo loro, in Colombia non superiamo il numero di 1 milione.

Scoprendo chiaramente la loro essenza paramilitare, gli autori del volantino informano che gli indigeni si troverebbero circondati dai membri dell'intelligence, che contano su strumenti ed organizzazioni efficienti. Dicendo questo, spingono per un processo di occupazione militare e di sterminio contro i membri del CRIC e i paeces del Cauca. Per giustificarsi fanno uso di accuse, come quella mossa dal comandante della terza brigata dell'esercito, il quale cita per la sua segnalazione dei nessi presunti tra i funzionari del comune di Toribío ed il sesto fronte della guerriglia delle farc.

Più avanti, per nascondere la loro natura paramilitare, gli autori del messaggio tornano a definrsi contadini anti-indios, autodenominandosi contadini arrabbiati della Colombia.

Preoccupa il fatto che un comunicato in difesa delle istituzioni, con un tono di minaccia terroristica, che esprime il proprio odio attraverso frasi istituzionali contro gli Indigeni del Cauca e che è accompagnato da immagini che mostrano l'esercito nazista, non sia stato ripudiato ne dalla presidenza della Repubblica, ne tanto meno dagli organismi di controllo dello Stato.

La maggior parte degli argomenti utilizzati per squalificare gli indigeni sono gli stessi usati negli ultimi anni da alcune fazioni politiche. Essi spingono verso la discriminazione raziale, la guerra contro le comunità indigene e si oppongono a qualsiasi tentativo di riforma agraria.

Con il pretesto di parlare a nome dei settori rurali non indigeni, in realtà difendono l'inequità, la spoliazione e lo sfollamento degli indigeni, contadini e afrocolombiani dai loro territori. Gli stessi argomenti furono utilizzati dai proprietari terrieri del nord del Cauca, alcuni giorni prima del massacro del Nilo, nel dicembre del 1991, il quale è stato progettato nella fattoria La Emperatríz, secondo la confessione del paramilitare Hernando Villa Zapata. Fattoria che oggi la viceministra María Isabel Nieto, dice di non poter consegnare alle vittime vista la sua efficente amministrazione. Tutto ciò pone il diritto alla verità, alla giustizia e al risarcimento al seguito degli interessi dei grandi capitali.

Chiediamo ai settori sociali, a quelli democratici, agli organismo in difesa dei diritti umani e alla comunità internazionale, di bloccare questo genocidio già annunciato, e che si sta preparando in questi ultimi anni.
Chiediamo al governo nazionale di compiere i propri obblighi costituzionali e di rispettare i trattati internazionali dei diritti umani e dei diritti dei popoli.

CONSIGLIO MAGGIORE
CONSIGLIO REGIONALE INDIGENO DEL CAUCA

immagine da flckr.com


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