Nuovo episodio di violenza nella casa circondariale di Pescara: l’Uspp denuncia condizioni sempre più difficili e chiede interventi urgenti per tutelare il personale penitenziario.
Ancora tensione all'interno della casa circondariale di Pescara, dove un sottufficiale della Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto. L'episodio si è verificato nella tarda mattinata di ieri all'interno del reparto di Articolazione per la Tutela della Salute Mentale (Atsm) e viene denunciato dall'Unione Sindacati Polizia Penitenziaria (Uspp).
Secondo quanto riferito dal sindacato, protagonista dell'aggressione sarebbe un detenuto con problematiche psichiatriche, già coinvolto in precedenza in altri episodi violenti all'interno dell'istituto pescarese.
Durante l'ultimo episodio l'uomo avrebbe rivolto la propria aggressività contro il personale in servizio, arrivando a colpire con un pugno al volto un sottufficiale. L'accaduto riaccende così l'attenzione sulle condizioni di lavoro degli agenti e, soprattutto, sulla gestione dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici all'interno delle strutture penitenziarie.
A intervenire sulla vicenda è Sabino Petrongolo, segretario regionale dell'Uspp, che parla di una situazione diventata ormai insostenibile e torna a chiedere provvedimenti urgenti da parte dell'amministrazione.
«Siamo di fronte all'ennesimo atto di violenza annunciato», afferma Petrongolo. Secondo il rappresentante sindacale, la permanenza del detenuto nel reparto Atsm di Pescara continuerebbe a rappresentare un serio rischio per la sicurezza e l'incolumità degli agenti chiamati quotidianamente a operare nella struttura.
Il sindacato sottolinea come non si tratterebbe di un episodio isolato, ma dell'ennesima situazione critica che vedrebbe coinvolta la stessa persona. Da qui la richiesta di individuare rapidamente una soluzione diversa, compatibile sia con le necessità sanitarie del detenuto sia con la tutela del personale penitenziario.
«Il pugno sferrato al nostro sottufficiale è il simbolo di una misura ormai colma», prosegue Petrongolo, evidenziando come gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria non possano essere continuamente esposti al rischio di aggressioni durante lo svolgimento del proprio servizio.
La richiesta avanzata dall'Uspp è precisa: procedere con urgenza al trasferimento del detenuto fuori dalla casa circondariale pescarese e individuare una struttura ritenuta maggiormente adeguata alle sue condizioni di salute mentale.
Il sindacato chiama direttamente in causa anche l'Amministrazione penitenziaria e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap), chiedendo che la situazione venga affrontata senza ulteriori rinvii.
Per Petrongolo, infatti, il problema non riguarderebbe esclusivamente l'ultimo episodio, ma una criticità più ampia legata alla gestione di persone con patologie psichiatriche all'interno degli istituti di pena, dove gli agenti si trovano a fronteggiare situazioni particolarmente complesse che richiedono anche specifiche competenze sanitarie.
«La Polizia Penitenziaria di Pescara è allo stremo», denuncia ancora l'organizzazione sindacale, chiedendo risposte rapide e concrete ed evidenziando come eventuali ritardi burocratici possano aumentare ulteriormente il livello di rischio all'interno del reparto.
L'aggressione riporta dunque al centro il tema della sicurezza nelle carceri e delle condizioni nelle quali gli agenti sono chiamati a lavorare quotidianamente. Sul caso specifico, l'Uspp attende ora un intervento degli organi competenti e ribadisce la necessità di trovare una sistemazione differente per il detenuto coinvolto, evitando che possano verificarsi nuovi episodi di violenza.