Pedopornografia e prostituzione minorile: condanna per 36enne, riemerge il caso Giulia

05 Marzo 2026   18:55  

Il Tribunale di Teramo condanna un 36enne di Giulianova per pedopornografia e prostituzione minorile: nel processo riemerge anche la vicenda di Giulia Di Sabatino.

Una condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione è stata pronunciata dal Tribunale di Teramo nei confronti di Francesco Giuseppe Totaro, 36 anni, originario di Giulianova, imputato per pedopornografia e prostituzione minorile. La sentenza di primo grado è stata emessa dal collegio giudicante presieduto dal magistrato Francesco Ferretti.

La pena stabilita è inferiore rispetto agli otto anni di reclusione richiesti dalla pubblica accusa, ma prevede comunque una serie di pene accessorie che impediranno all’uomo di svolgere in futuro qualsiasi attività che comporti contatti con minori. Per quanto riguarda il risarcimento alle parti civili, il tribunale ha stabilito che la questione sarà affrontata in separata sede.

Il procedimento giudiziario conclusosi oggi affonda le radici in una vicenda molto più ampia che negli anni si è intrecciata con uno dei casi più discussi della cronaca abruzzese: la morte di Giulia Di Sabatino, la giovane di Tortoreto precipitata dal viadotto dell’autostrada A14 nel territorio di Mosciano Sant’Angelo nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2015, giorno in cui la ragazza avrebbe compiuto 19 anni.

L’indagine avviata dalla Procura distrettuale dell’Aquila aveva preso forma dopo il ritrovamento, nel telefono cellulare dell’imputato, di numerose immagini a contenuto sessuale che ritraevano la stessa Giulia e altre ragazze. Secondo quanto emerso durante l’inchiesta, al momento dei fatti le giovani coinvolte risultavano minorenni.

Nel corso delle precedenti udienze, il sostituto procuratore Laura Colica aveva presentato in aula una serie di messaggi sms ritenuti significativi per l’accusa. In quei contenuti, secondo la ricostruzione della Procura, l’imputato avrebbe avanzato richieste di prestazioni sessuali in cambio di denaro, elemento che ha contribuito a sostenere le contestazioni relative alla prostituzione minorile.

Alla lettura della sentenza era presente anche Luciano Di Sabatino, padre della giovane Giulia. L’uomo, visibilmente provato, non è riuscito a trattenere l’emozione nel momento in cui è stata pronunciata la decisione del tribunale.

I legali della famiglia Di Sabatino hanno inoltre annunciato che nei prossimi giorni verrà depositata una nuova istanza di riapertura delle indagini sulla morte della ragazza. La richiesta si baserebbe anche su elementi e circostanze emerse nel corso di questo procedimento giudiziario.

La vicenda giudiziaria, dunque, resta aperta su più fronti. Se da un lato il processo per pedopornografia e prostituzione minorile si è concluso con una condanna in primo grado, dall’altro il caso legato alla morte di Giulia Di Sabatino continua a suscitare interrogativi e a mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e degli inquirenti.


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