Rifiuti Marsica, Lugini rilancia: “Perché smantellare un modello che già funzionava davvero?”

24 Settembre 2026   09:45  

Il consigliere regionale chiede chiarimenti sul futuro della gestione dei rifiuti, sul ruolo di ACIAM e sulla proposta dei sindaci di istituire nuovi sub-ambiti territoriali.

Si riaccende il confronto sul futuro della gestione dei rifiuti in Abruzzo. Al centro del dibattito c'è la proposta avanzata da alcuni sindaci della Marsica per introdurre i sub-ambiti territoriali, una richiesta che, secondo il consigliere regionale Gianpaolo Lugini, non risulta ancora formalmente trasmessa alla Regione Abruzzo, ma che continua ad alimentare il confronto pubblico attraverso dichiarazioni e interventi sui media.

Per Lugini è necessario aprire una riflessione più ampia. L'esponente del Consiglio regionale si domanda infatti quale sia la ragione di chiedere oggi una modifica normativa quando, negli ultimi anni, è stato profondamente cambiato l'assetto di ACIAM, società che per oltre vent'anni ha rappresentato uno dei principali riferimenti nella gestione del ciclo dei rifiuti della Marsica.

"Se oggi si invoca maggiore autonomia territoriale - osserva Lugini - occorre spiegare perché non sia stato preservato e valorizzato quel patrimonio industriale quando esistevano le condizioni per farlo". Il consigliere ricorda come ACIAM abbia sviluppato nel tempo competenze tecniche, impianti e infrastrutture, arrivando anche alla realizzazione di un impianto dedicato al trattamento della frazione organica con produzione di biometano, grazie anche a investimenti sostenuti con risorse pubbliche.

Lugini richiama inoltre quanto già espresso nel 2024, quando manifestò pubblicamente dubbi sulla modifica dello statuto societario e sul rafforzamento della componente privata, chiedendo maggiore trasparenza sull'intera operazione.

Nel suo intervento viene ricordato anche il quadro normativo introdotto dal Decreto Legislativo 175/2016, il cosiddetto Testo Unico sulle società a partecipazione pubblica, successivamente modificato nel 2017. La normativa disciplina le società miste pubblico-private, prevedendo la selezione del partner privato attraverso una procedura ad evidenza pubblica, la cosiddetta gara a doppio oggetto, e imponendo alle società già esistenti l'adeguamento ai nuovi modelli previsti dalla legge. Normattiva

Da qui nasce il principale interrogativo politico posto dal consigliere regionale: se già nel 2017 la normativa prevedeva l'adeguamento delle società partecipate, perché ACIAM, che secondo Lugini presentava una struttura consolidata, competenze riconosciute e bilanci positivi, non ha completato quel percorso?

Secondo l'esponente regionale, una risposta a questa domanda sarebbe fondamentale anche per comprendere il dibattito attuale. Se quell'adeguamento fosse stato realizzato nei tempi previsti, sostiene, oggi il territorio avrebbe potuto contare su un soggetto già organizzato e potenzialmente idoneo a rispondere alle esigenze che gli amministratori locali stanno evidenziando.

Lugini precisa di non essere contrario all'autonomia dei territori né al diritto dei Comuni di discutere il futuro del servizio. Tuttavia ritiene necessario chiarire quale modello gestionale si intenda adottare qualora venissero istituiti nuovi sub-ambiti.

Il consigliere evidenzia infatti che una modifica legislativa, da sola, non determina automaticamente la nascita del soggetto incaricato della gestione del servizio. Le possibili soluzioni, osserva, potrebbero essere diverse: la costituzione di una nuova società interamente pubblica con affidamento in house, la creazione di una nuova società mista pubblico-privata attraverso una procedura di gara oppure l'affidamento mediante gara pubblica secondo le procedure previste dall'AGIR, l'Autorità per la Gestione Integrata dei Rifiuti in Abruzzo.

Per Lugini il confronto non dovrebbe limitarsi alla contrapposizione tra Marsica e area aquilana né alla semplice scelta tra ambito provinciale e sub-ambito. Il nodo centrale riguarda invece il modello di gestione che la Regione intende adottare per il futuro del ciclo dei rifiuti, la valorizzazione degli investimenti già sostenuti con risorse pubbliche e la capacità di garantire continuità ai servizi.

Nelle conclusioni, il consigliere regionale ribadisce che prima di intervenire nuovamente sulla normativa sarebbe opportuno chiarire perché un'esperienza ritenuta strategica come ACIAM non sia stata adeguata e consolidata negli anni precedenti. Solo dopo aver definito quale soggetto gestirà i futuri sub-ambiti, con quali investimenti e attraverso quale modello societario, sarà possibile affrontare con chiarezza il futuro della gestione dei rifiuti in Abruzzo.


Oroscopo del Giorno powered by oroscopoore