Taiwan sfida Trump e Pechino: l’indipendenza torna a scuotere il mondo intero

16 Maggio 2026   16:42  

Dopo le parole di Donald Trump su Xi Jinping, Taipei respinge ogni subordinazione alla Cina e conferma il ruolo centrale degli Stati Uniti nella sicurezza.

Il dossier Taiwan torna al centro dello scontro diplomatico tra Stati Uniti e Cina. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha invitato Taipei a non compiere passi verso una formale dichiarazione di indipendenza, il governo taiwanese ha risposto con fermezza, ribadendo la propria posizione: Taiwan è una nazione democratica, sovrana e indipendente e non dipende dalla Repubblica Popolare Cinese.

La replica è arrivata dal ministero degli Esteri taiwanese, che ha sottolineato come la vendita di armi da parte di Washington rientri negli impegni di sicurezza assunti dagli Stati Uniti nei confronti dell’isola. Secondo Taipei, la linea americana resta invariata, nonostante le parole pronunciate da Trump dopo il confronto con il presidente cinese Xi Jinping.

Il presidente statunitense, intervistato da Fox News, ha respinto l’interpretazione secondo cui Xi avrebbe lanciato una minaccia diretta agli Stati Uniti sul tema Taiwan. Trump ha spiegato di voler evitare un’escalation e ha sostenuto che sia Pechino sia Taipei dovrebbero abbassare i toni. “La Cina non vuole l’indipendenza di Taiwan”, ha affermato, aggiungendo di non essere intenzionato a trascinare gli Stati Uniti in un conflitto a migliaia di chilometri di distanza.

Le parole del tycoon hanno però alimentato un acceso dibattito anche negli ambienti repubblicani, dove alcuni commentatori hanno letto nell’avvertimento di Xi un segnale ben più duro. La questione resta uno dei nodi più delicati nei rapporti tra Washington e Pechino: la Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio, mentre l’isola rivendica da anni il proprio sistema democratico e la propria autonomia politica.

Sul tavolo resta anche il tema delle forniture militari americane, considerate da Taipei uno strumento essenziale di deterrenza. Per Pechino, invece, ogni rafforzamento difensivo dell’isola rappresenta una provocazione. In questo equilibrio fragile, le parole di Trump sembrano puntare alla stabilità, ma aprono nuovi interrogativi sulla reale postura degli Stati Uniti davanti a una possibile crisi nello Stretto.


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