Attacco a Yahodyn, danni presso il valico con la Polonia. Kiev chiede nuove sanzioni, mentre Mosca apre a colloqui trilaterali già in ottobre con Washington.
La guerra torna a sfiorare uno dei confini più sensibili dell’Europa. Un attacco russo ha colpito nelle ultime ore l’area di Yahodyn, nell’Ucraina occidentale, a ridosso del valico con la Polonia di Dorohusk-Yahodyn, uno dei principali punti di collegamento commerciale e logistico tra il Paese invaso e l’Unione europea.
Secondo le autorità ucraine, nell’area sono stati danneggiati una stazione di servizio, alcuni mezzi pesanti e infrastrutture vicine al valico. Un drone avrebbe inoltre colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto da Kiev a Varsavia, a circa due chilometri dal confine polacco. Non sono stati segnalati feriti tra i passeggeri. L’attacco ha provocato temporanee interruzioni delle operazioni nella zona di frontiera.
Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha reagito con durezza, sottolineando come l’azione militare sia avvenuta a poche centinaia di metri dal territorio dell’Unione europea e della Nato. Kiev considera gli attacchi contro i collegamenti occidentali un ulteriore segnale della volontà russa di aumentare la pressione sulle infrastrutture attraverso le quali transitano merci, aiuti e rifornimenti.
Mosca, dal canto suo, ha sostenuto che l’operazione avesse come obiettivo infrastrutture utilizzate per il trasporto di materiale militare proveniente dall’Europa. Una ricostruzione russa che Kiev contesta, mentre il valico di Yahodyn-Dorohusk resta uno dei nodi più importanti per il traffico merci tra Ucraina e Polonia.
Sybiha ha nuovamente chiesto ai partner occidentali di aumentare la pressione economica sulla Russia, sollecitando nuove misure contro Mosca e contro il suo comparto militare-industriale. La posizione del governo ucraino resta quella di legare qualsiasi possibile apertura negoziale alla capacità degli alleati di aumentare contemporaneamente il costo economico e militare della prosecuzione della guerra.
L’attacco al confine polacco arriva inoltre nel pieno di una nuova fase di intensa attività aerea russa. Nelle ultime giornate centinaia di droni e altri sistemi d’attacco sono stati lanciati contro diverse regioni ucraine, interessando anche aree lontane dalla linea del fronte. Gli attacchi hanno provocato vittime, feriti e danni a edifici residenziali, infrastrutture industriali e attività economiche.
Sul fronte diplomatico, però, contemporaneamente ai bombardamenti sembra riaprirsi uno spazio per i negoziati. Kiev sta preparando un possibile nuovo round trilaterale con Russia e Stati Uniti nel mese di ottobre, secondo quanto dichiarato dal capo dell’Ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov. Al momento non risulta invece definita la sede dell'eventuale incontro.
Anche il Cremlino ha confermato la propria disponibilità a tornare al formato trilaterale. Il portavoce Dmitry Peskov ha spiegato che Mosca non esclude una ripresa dei colloqui con Washington e Kiev, pur precisando che resta prematuro parlare di date e luogo definitivi. Le precedenti trattative a tre, svolte a febbraio a Ginevra, non erano riuscite a superare il nodo centrale del confronto: quello territoriale.
Proprio il controllo dei territori dell’Ucraina orientale continua infatti a rappresentare il principale ostacolo sulla strada verso un'intesa. La Russia rivendica il Donbas e insiste perché Kiev accetti concessioni territoriali che il governo ucraino continua a respingere, chiedendo invece che qualsiasi eventuale cessate il fuoco tenga conto dell’attuale situazione militare senza imporre preventivamente la rinuncia ad aree non controllate da Mosca.
Sul tema è intervenuto anche Jared Kushner, inviato statunitense coinvolto insieme a Steve Witkoff nel nuovo tentativo diplomatico dell’amministrazione Trump. Collegato in videoconferenza con lo Yalta European Strategy di Kiev, Kushner ha indicato proprio la questione territoriale come il dossier più difficile ancora aperto.
Secondo l’inviato americano, una parte consistente del possibile quadro negoziale sarebbe già stata costruita, ma resterebbe da trovare una formula accettabile sul territorio. Kushner ha affermato che, qualora l’Ucraina accettasse di ritirarsi fino alla linea richiesta da Vladimir Putin, gran parte degli altri elementi dell’accordo sarebbe sostanzialmente definita. Kiev, tuttavia, non intende al momento accettare questa condizione.
Le parole dell’inviato statunitense fotografano quindi la distanza che ancora separa le parti. Washington tenta di riaprire un negoziato diretto evitando che il dialogo rimanga limitato alla diplomazia indiretta tra le capitali, ma sulla questione territoriale le posizioni di Russia e Ucraina continuano a essere profondamente divergenti.
Kushner e Witkoff si sono recati nei giorni scorsi prima a Mosca, dove hanno incontrato Putin, e successivamente a Kiev per colloqui con il presidente Volodymyr Zelensky e rappresentanti europei. Gli Stati Uniti hanno parlato di incontri sostanziali e di nuove idee da portare a un eventuale tavolo trilaterale, senza però annunciare finora una svolta concreta.
Nel dossier diplomatico entrano anche India e Cina. Secondo quanto riferito dal Cremlino, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping, incontrando Putin a margine del vertice Brics di New Delhi, avrebbero manifestato la disponibilità a favorire la ricerca di una soluzione negoziata alla guerra. Peskov ha affermato che il presidente russo avrebbe accolto positivamente questa disponibilità.
Il vertice Brics ha offerto a Mosca anche una piattaforma per rilanciare il tema di un ordine internazionale più multipolare e meno dipendente dalle istituzioni guidate dall'Occidente. La riunione di New Delhi ha però confermato anche le differenti sensibilità interne al blocco: l'India continua a presentare i Brics come uno strumento di cooperazione e non come un'alleanza costruita contro Stati Uniti ed Europa.
Il quadro resta quindi caratterizzato da due dinamiche parallele. Da una parte proseguono gli attacchi con droni e missili, che raggiungono ormai con crescente frequenza anche le regioni occidentali dell’Ucraina e le infrastrutture vicine ai confini europei. Dall’altra Washington prova a riportare Russia e Ucraina allo stesso tavolo, con ottobre che emerge come possibile finestra per un nuovo tentativo.
La distanza tra le parti resta però ampia. Il nodo del Donbas e delle concessioni territoriali continua a essere il punto sul quale potrebbe decidersi il futuro del negoziato. E mentre la diplomazia prepara un possibile nuovo incontro, l’attacco a pochi chilometri dalla Polonia conferma come sul terreno la guerra continui senza alcun reale rallentamento.