Gas, elettricità e carburanti potrebbero pesare sensibilmente sui bilanci familiari da settembre, mentre resta l’incognita dell’inverno e delle conseguenze delle tensioni energetiche internazionali sui prezzi.
Il conto della nuova crisi energetica internazionale potrebbe iniziare ad arrivare nelle case degli italiani già da settembre. Le tensioni in Medio Oriente e le difficoltà nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz hanno alimentato i prezzi delle materie prime, con possibili ripercussioni su gas, elettricità e carburanti.
Secondo le stime elaborate da Nomisma Energia, mantenendo gli attuali livelli dei mercati all’ingrosso, una famiglia tipo potrebbe chiudere il 2026 spendendo 515 euro in più per luce e gas rispetto al 2025, un incremento del 23%. Considerando anche benzina e diesel, l’aggravio complessivo arriverebbe a 876,8 euro.
L’impatto, tuttavia, non sarebbe uguale per tutti. Le variazioni dei parametri all’ingrosso utilizzati in Italia, Pun per l’elettricità e Psv per il gas, vengono trasferite sulle bollette dal mese o dal bimestre successivo per i clienti con forniture a prezzo variabile. Chi dispone di un contratto a prezzo fisso, invece, non subisce immediatamente queste oscillazioni.
Nel 2025 risultavano attive 30,2 milioni di utenze elettriche domestiche, suddivise quasi perfettamente tra prezzo fisso, scelto dal 51%, e variabile, al 49%. Nel settore del gas la situazione cambia sensibilmente: nel mercato libero il 67,9% dei clienti domestici dispone di contratti variabili, percentuale che nei condomini a uso domestico raggiunge il 94,1%.
L’incognita principale riguarda però ciò che potrebbe accadere dopo settembre. Nonostante la situazione internazionale e la riduzione dei flussi attraverso Hormuz, finora la reazione dei mercati è rimasta relativamente contenuta. Il Brent si mantiene attorno ai 90 dollari al barile, circa venti dollari sotto i massimi di aprile, mentre il gas europeo oscilla intorno ai 60 euro per megawattora. Quotazioni elevate, ma ancora molto lontane dai livelli raggiunti durante la crisi energetica del 2022.
Il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli ha sintetizzato questa apparente attesa sostenendo che il mercato sembra quasi voler «rimandare a settembre la crisi».
A preoccupare maggiormente è il gas. Nella simulazione, il prezzo atteso in bolletta a settembre raggiungerebbe 137 centesimi al metro cubo, rispetto ai 106 centesimi dello stesso mese del 2025. Per una famiglia con consumi annuali di 1.400 metri cubi significherebbe una maggiore spesa di 429 euro, pari a circa il 29%.
La tensione è già evidente sui mercati internazionali. Il Ttf di Amsterdam è tornato sopra i 60 euro per MWh, arrivando a sfiorare quota 62. A luglio, intanto, la componente relativa alla sola materia prima gas per i clienti vulnerabili era stata fissata a 0,606612 euro al metro cubo, rispetto agli 0,504871 euro di giugno.
Il rincaro del gas finisce inevitabilmente per esercitare pressioni anche sul mercato dell’energia elettrica. I prezzi italiani all’ingrosso hanno recentemente superato i 200 euro per MWh, tornando su livelli che non si registravano dal gennaio 2023.
Per settembre viene ipotizzato un costo in bolletta di 31,93 centesimi per kWh, contro i 28,75 centesimi di settembre 2025. Considerando un consumo familiare annuo di 2.700 kWh, la maggiore spesa sarebbe di circa 85,9 euro, pari all’11%. Sommando elettricità e gas si arriva così ai 515 euro di aggravio stimato.
Il problema non riguarda soltanto le utenze domestiche. Dall’inizio del conflitto in Iran anche benzina e gasolio hanno registrato una marcata accelerazione. Per settembre viene stimato un prezzo medio di 2,017 euro al litro, contro 1,655 euro dello stesso periodo dello scorso anno.
Per una famiglia che consuma complessivamente mille litri di carburante in dodici mesi, la differenza significherebbe 361,8 euro in più, con un incremento del 22%. Aggiungendo questa cifra alle maggiori spese per luce e gas si raggiungono quindi 876,8 euro annui.
Ancora più consistente potrebbe essere l’impatto sulle imprese. Le proiezioni indicano per settembre un gas a 71 centesimi al metro cubo, rispetto ai 43 centesimi dell’anno precedente, mentre l’elettricità salirebbe da 19,44 a 20,72 centesimi per kWh.
Per l’impresa tipo utilizzata nella simulazione, il maggiore esborso complessivo a fine 2026 potrebbe raggiungere 572.032 euro, il 54% in più rispetto al 2025. La parte nettamente prevalente, 559.318 euro, sarebbe riconducibile al gas, mentre 12.713 euro deriverebbero dall’elettricità.
Alcuni elementi hanno finora contribuito a contenere la pressione sui mercati, ma potrebbero essere temporanei. Tra questi figurano la diminuzione delle importazioni cinesi di Gnl e il maggiore utilizzo del carbone nella produzione elettrica di Paesi asiatici come Corea del Sud, Giappone e Taiwan. In Europa, invece, le temperature elevate e il maggiore utilizzo dei condizionatori hanno sostenuto la domanda elettrica.
Il nodo diventerà ancora più rilevante con l’avvicinarsi dell’inverno, quando aumenterà la richiesta di gas per il riscaldamento mentre le scorte tenderanno progressivamente a ridursi. Come osservato da Tabarelli, «il caldo passerà nelle prossime settimane, non le tensioni sul gas».
Sulle proiezioni è però intervenuta Elettricità Futura, contestando una lettura generalizzata dei rincari. L’associazione sottolinea che l’aumento dell’11% stimato sull’elettricità riguarderebbe essenzialmente i contratti a prezzo variabile, mentre circa metà delle famiglie dispone di offerte a prezzo fisso e sarebbe quindi protetta dalle oscillazioni immediate.
L’associazione considera inoltre fuorviante riassumere con un unico incremento del 23% l’andamento combinato di gas ed elettricità. Secondo Elettricità Futura, la questione più urgente sarebbe invece rappresentata dal caro-carburanti, capace di incidere direttamente sui rifornimenti delle famiglie e in maniera ancora più rilevante sull’autotrasporto, con possibili effetti indiretti anche sui prezzi dei beni di consumo.
I 515 euro aggiuntivi per luce e gas e gli 876,8 euro includendo i carburanti restano quindi proiezioni costruite sulla situazione attuale. Il vero interrogativo riguarda i prossimi mesi: un eventuale aggravamento delle tensioni internazionali proprio mentre l’Europa entra nella stagione del riscaldamento potrebbe modificare ancora sensibilmente il conto finale.