Il bilancio mostra un editore molto solido, ma consapevole del declino dell’edicola: prezzi, riserve, abbonamenti e multimedia potrebbero preparare la transizione dei prossimi anni.
Quanto tempo ha Sergio Bonelli Editore per costruire un nuovo equilibrio economico prima che il progressivo ridimensionamento dell’edicola diventi un problema strutturale? Il bilancio 2025 consente di formulare qualche ipotesi, ma impone subito una distinzione: non esiste oggi un conto alla rovescia verso una crisi finanziaria di Bonelli.
Al contrario, i numeri descrivono una società estremamente solida. L’utile netto è salito a 2,46 milioni di euro, contro 1,71 milioni del 2024, mentre i ricavi delle vendite e delle prestazioni hanno raggiunto 29,29 milioni. Anche la redditività operativa è migliorata.
Il problema riguarda piuttosto il modello sul quale l’azienda ha costruito storicamente la propria attività.
Nel 2025 Bonelli ha venduto circa 5 milioni di albi, con una diminuzione delle copie di circa il 6% rispetto all’anno precedente. La tiratura è stata di 10,1 milioni e le rese hanno superato leggermente il 50%. Nello stesso periodo il prezzo medio è passato da 5,42 a circa 6 euro, contribuendo a mantenere in crescita i ricavi nonostante la contrazione dei volumi.
È proprio da qui che nasce una possibile proiezione sul prossimo quinquennio.
Se, per pura ipotesi, il calo delle copie continuasse intorno al 6% ogni anno e non potesse essere compensato indefinitamente dagli aumenti di prezzo, nell’arco di cinque anni il mercato tradizionale potrebbe perdere una parte significativa del proprio peso economico. Non significa che Bonelli perderebbe automaticamente la stessa percentuale di fatturato: prezzi, costi di stampa, tirature, mix editoriale e comportamento dei lettori possono modificare profondamente il risultato.
Quella del 3-5 anni va quindi considerata non come una previsione sulla sopravvivenza dell’azienda, ma come una possibile finestra industriale entro la quale capire se i nuovi canali saranno diventati abbastanza grandi da affiancare realmente l’edicola.
Ed è possibile che Bonelli stia già organizzando le proprie finanze proprio in questa prospettiva.
Uno dei segnali più interessanti riguarda il patrimonio. Alla fine del 2025 la società disponeva di 11,94 milioni di euro di liquidità, oltre a circa 16,49 milioni investiti in fondi e altri strumenti finanziari, con un patrimonio netto vicino ai 60 milioni e senza debiti bancari.
Sono quasi 28,5 milioni tra disponibilità liquide e attività finanziarie. Non sono naturalmente tutti soldi destinabili senza conseguenze a nuovi progetti, ma costituiscono un cuscinetto enorme rispetto alle dimensioni dell’azienda.
Un altro elemento merita attenzione: gli amministratori hanno proposto di destinare l’intero utile 2025, pari a 2,459 milioni, alla riserva straordinaria.
Non sarebbe corretto interpretare automaticamente questa scelta come la preparazione a una crisi. Tuttavia, in un’azienda chiamata a finanziare una trasformazione industriale, trattenere gli utili invece di distribuirli significa rafforzare ulteriormente la capacità di investimento e di assorbimento degli eventuali insuccessi.
E gli investimenti non sono piccoli.
Nel 2025 Bonelli ha effettuato circa 4,73 milioni di euro di nuovi investimenti, dei quali oltre 4,6 milioni in immobilizzazioni immateriali.
Il caso più evidente è Dragonero – I Paladini: la seconda stagione della produzione animata ha raggiunto a fine esercizio circa 7,19 milioni di euro di costi capitalizzati. Seguono la serie dedicata a Legs Weaver, con 439 mila euro, oltre ad altri progetti audiovisivi e teatrali.
Qui emerge però anche il rischio della strategia. Nel 2025 i ricavi direttamente classificati come produzioni e coproduzioni media ammontano ancora a circa 339 mila euro.
Il confronto non va letto come un rapporto immediato tra “sette milioni spesi” e “339 mila incassati”: le produzioni sono in corso e gli investimenti vengono realizzati prima che possano maturare licenze, vendite, prevendite e altri ritorni economici. Ma proprio per questo i bilanci dei prossimi anni saranno decisivi per capire se l’audiovisivo inizierà a trasformarsi da area di investimento a vera fonte di ricavi.
Bonelli sembra comunque voler limitare il rischio. Nella relazione viene spiegato che Bonelli Entertainment può operare come produttore, licenziante o coproduttore, cercando di ridurre l’esposizione attraverso coproduzioni e prevendite. Sono inoltre indicate trattative con importanti società del settore per lo sfruttamento multimediale delle properties della casa editrice.
In altre parole, l’obiettivo non sembra essere quello di trasformare Bonelli in una casa di produzione che finanzi autonomamente film e serie per decine di milioni, ma piuttosto utilizzare Tex, Dylan Dog, Dragonero, Nathan Never e gli altri personaggi come proprietà intellettuali da valorizzare insieme a partner esterni.
È un modello finanziariamente molto meno rischioso.
Anche la svalutazione di 180.004 euro relativa a un progetto Dylan Dog mostra, indirettamente, perché una disponibilità patrimoniale così ampia possa essere importante. Un’iniziativa è stata interrotta a causa di un “disallineamento strutturale” con il partner contrattuale e il relativo valore è stato eliminato dal bilancio.
Come visto, esistono elementi che rendono plausibile il collegamento con la serie televisiva internazionale sviluppata con Atomic Monster, ma il bilancio non lo conferma esplicitamente. In ogni caso, finanziariamente una perdita di questo tipo è facilmente assorbibile da Bonelli: il problema sorgerebbe soltanto se diversi investimenti multimilionari fallissero contemporaneamente senza produrre nuovi ricavi mentre l’edicola continuasse a contrarsi.
La trasformazione, inoltre, non passa soltanto dall’audiovisivo.
Il servizio di abbonamento postale, introdotto inizialmente per Tex, Tex Willer, Zagor, Dylan Dog e Dragonero, aveva raggiunto circa 3.400 abbonati attivi alla fine del 2025 e nel 2026 viene esteso a Martin Mystère, Nathan Never e Julia.
L’e-commerce ha superato 1,1 milioni di euro di fatturato, crescendo di oltre il 9%, mentre il sito è stato completamente rinnovato anche con l’obiettivo di rafforzare le vendite online.
Sono operazioni molto meno spettacolari di una serie televisiva, ma forse altrettanto strategiche. Un lettore che acquista direttamente attraverso un abbonamento o lo store dell’editore consente infatti di ridurre almeno parzialmente la dipendenza da una rete di edicole sempre più fragile.
La stessa Bonelli non nasconde il problema: nella relazione viene descritta una contrazione strutturale della distribuzione tradizionale e viene ricordato che quasi cinquemila comuni italiani sono ormai privi di edicola.
Anche per questo le previsioni ufficiali per il 2026 sono prudenti. Gli amministratori indicano un risultato atteso “in linea o in contrazione” rispetto al 2025, prevedendo un ulteriore arretramento dell’edicola e indicando tra le contromisure proprio abbonamenti, e-commerce, sviluppo multimediale e nuovi accordi produttivi.
È forse questo il passaggio più importante per immaginare il prossimo quinquennio.
Bonelli potrebbe utilizzare gli anni 2026-2030 per accompagnare progressivamente la diminuzione dell’edicola senza tentare una sostituzione improvvisa del proprio modello. Gli aumenti di prezzo possono contribuire ancora per qualche tempo; gli abbonamenti possono trattenere i lettori più fedeli; e-commerce e libreria possono aumentare il peso delle vendite dirette; licensing, audiovisivo e produzioni possono progressivamente generare ricavi che oggi sono ancora marginali.
Nel frattempo, liquidità, investimenti finanziari e utili accantonati permettono all’azienda di finanziare questa transizione senza essere costretta a ottenere risultati immediati.
Il punto di osservazione davvero interessante potrebbe quindi essere il 2030.
Non perché nel 2030 Bonelli rischierebbe di “finire”, ipotesi che i numeri attuali non giustificano affatto, ma perché dopo altri quattro o cinque esercizi sarà possibile capire se la trasformazione abbia realmente modificato la composizione dei ricavi.
Oggi oltre 23,8 milioni dei 29,29 milioni di ricavi derivano ancora dai periodici. Per rendere strutturalmente sostenibile il nuovo modello, nel prossimo quinquennio libreria, vendite dirette, digitale, diritti e soprattutto sfruttamento multimediale dovrebbero crescere abbastanza da compensare almeno una parte consistente dell’eventuale perdita dell’edicola.
È una sfida importante, ma Bonelli parte da una posizione molto diversa da quella di un’azienda costretta a cambiare perché priva di risorse.
La casa editrice ha denaro, patrimonio, personaggi conosciuti e ancora un’attività tradizionale fortemente redditizia. Ciò che sembra stia comprando con questa solidità è soprattutto tempo: il tempo necessario per trasformare un modello che funziona ancora oggi in quello che dovrà funzionare domani.