Esche tossiche nei boschi della Val Pescara colpiscono i cani da tartufo e riaccendono l’allarme: l’associazione di categoria chiede controlli più stringenti e collaborazione.
Esche avvelenate disseminate tra sentieri e tartufaie stanno provocando la morte di diversi cani da tartufo, con pesanti ricadute su un settore che rappresenta tradizione, economia e identità territoriale. A denunciare la situazione è l’Associazione Tartufai Val Pescara, che parla di un fenomeno «grave e inaccettabile» dopo episodi ripetuti negli ultimi anni.
Il presidente Leo D’Alessandro sottolinea come l’avvelenamento non colpisca soltanto gli animali, ma l’intera cultura legata alla ricerca e cavatura del tartufo. Nei giorni scorsi il Tribunale di Pescara ha condannato a due anni di reclusione, con sospensione condizionale, un 78enne di Manoppello, ritenuto responsabile di episodi riconducibili alla cosiddetta “guerra dei cani”.
Secondo l’associazione, si tratta di atti che configurano reati previsti dalla normativa italiana e che incidono profondamente sul rapporto tra il cane e il suo conduttore, legame che rappresenta il cuore dell’attività. I cani ausiliari, ricordano i tartufai, non sono soltanto strumenti di lavoro, ma parte integrante della famiglia e della comunità.
La richiesta è quella di mantenere alta la vigilanza e di rafforzare i controlli nelle aree boschive. L’associazione ringrazia le forze dell’ordine per le indagini svolte e invita tutti i frequentatori dei boschi a segnalare eventuali comportamenti sospetti. Viene inoltre ribadita l’importanza di promuovere le buone pratiche di raccolta e il rispetto delle regole, in un comparto che affonda le radici in una tradizione riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale.
«Tutela dei cani e rispetto dell’etica di cerca – conclude D’Alessandro – sono condizioni indispensabili per preservare una storia millenaria e il valore sociale del tartufo nel territorio».