Decisione presa in emergenza operativa: il tribunale annulla il licenziamento, respinge la richiesta di danni e dispone il reintegro con risarcimento economico
Una vicenda che intreccia lavoro, responsabilità gestionale e giustizia arriva dal Trentino, dove un manager di McDonald’s è stato prima licenziato e successivamente reintegrato dal tribunale. Il caso nasce dalla decisione di chiudere il locale con due ore di anticipo durante una serata particolarmente critica, scelta che l’azienda aveva ritenuto dannosa sotto il profilo economico e d’immagine.
L’episodio risale al 9 settembre 2024, in concomitanza con la riapertura delle scuole. Il punto vendita si è trovato a gestire un afflusso straordinario di clienti con personale insufficiente, una criticità che il responsabile aveva segnalato in anticipo attraverso i canali interni. In assenza di indicazioni operative, il manager ha deciso di abbassare le serrande alle 22, mantenendo attivo solo il servizio Drive, per motivi legati alla sicurezza e alla gestione del servizio.
La società ha reagito avviando un licenziamento per giusta causa, sostenendo che la chiusura anticipata avesse provocato perdite economiche e un danno all’immagine del marchio. Parallelamente, è stata avanzata una richiesta di risarcimento pari a 70mila euro, cifra motivata dai mancati incassi e da presunte ripercussioni reputazionali.
Il lavoratore ha però impugnato il provvedimento davanti al tribunale del lavoro, evidenziando il contesto emergenziale e i tentativi di coinvolgere la direzione. Nel corso del procedimento, i giudici hanno ritenuto la richiesta economica dell’azienda non supportata da elementi concreti, definendola sproporzionata e priva di fondamento.
La sentenza del tribunale di Rovereto ha quindi dichiarato il licenziamento illegittimo, disponendo il reintegro del manager e condannando l’azienda al pagamento di circa 32mila euro a titolo risarcitorio, oltre ai contributi. A questi si aggiungono 3mila euro per lite temeraria, una misura applicata nei casi in cui si riscontri una condotta processuale ritenuta particolarmente grave.
La decisione rappresenta un passaggio significativo nel rapporto tra autonomia gestionale e responsabilità aziendale, soprattutto in situazioni operative complesse.