Fuga fatale sulla Statale 16: cosa nascondeva davvero la corsa di Ciarelli

02 Luglio 2026   17:39  

Senza patente e vincolato alla semilibertà, il quarantatreenne avrebbe ignorato l’alt: la Procura indaga sullo schianto avvenuto mercoledì sera tra Città Sant’Angelo e Silvi Marina.

Non aveva la patente di guida e, in base alle prescrizioni legate al regime di semilibertà, non avrebbe potuto allontanarsi dal territorio comunale di Pescara. Potrebbero essere queste, secondo quanto riferito da ambienti vicini alla famiglia, le ragioni che avrebbero spinto Massimo Ciarelli a non fermarsi all’alt dei carabinieri.

Il quarantatreenne è morto nella serata di mercoledì 1° luglio, al termine di un inseguimento iniziato a Montesilvano e conclusosi lungo la Statale 16, al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi Marina. L’uomo doveva inoltre rientrare nel carcere di Pescara entro le 21 e potrebbe aver temuto di arrivare in ritardo o di perdere i benefici penitenziari ottenuti nel 2025.

La vicenda avrebbe avuto inizio poco dopo le 20, quando una pattuglia del Radiomobile avrebbe individuato uno scooter di grossa cilindrata con due persone a bordo. Dopo l’ordine di fermarsi, il conducente avrebbe accelerato proseguendo verso nord. Da quel momento sarebbe partita una lunga fuga attraverso Montesilvano e Marina di Città Sant’Angelo, tra sorpassi e manovre compiute nel traffico serale.

Giunto nei pressi della rotatoria dell’Expo 2000, nel territorio di Silvi, il passeggero trentenne sarebbe caduto o sceso dallo scooter. Una delle pattuglie si sarebbe fermata per bloccarlo, mentre il mezzo avrebbe invertito la direzione di marcia per tornare verso Montesilvano. Secondo la prima ricostruzione, lo scooter avrebbe invaso la corsia opposta, andando a scontrarsi violentemente con una seconda automobile dei carabinieri arrivata in supporto.

L’impatto non ha lasciato scampo a Ciarelli, sbalzato sull’asfalto. I sanitari del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni intervento si è rivelato inutile. Il passeggero non avrebbe riportato conseguenze gravi, mentre i militari presenti nell’automobile sono stati accompagnati in ospedale per gli accertamenti del caso.

Le indagini sono state affidate alla Polizia stradale di Teramo, coordinata dalla Procura competente. Il pubblico ministero Elisabetta Labanti ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, al momento a carico di ignoti. Sono state acquisite le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza presenti lungo la Statale 16 e raccolte le testimonianze degli automobilisti che avrebbero assistito alle fasi finali dell’inseguimento. La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo in attesa dell’autopsia.

La famiglia del quarantatreenne ha però contestato la ricostruzione iniziale, sostenendo che Ciarelli non fosse alla guida dello scooter. Una versione che dovrà essere confrontata con le immagini delle telecamere, le testimonianze e gli accertamenti tecnici sui veicoli coinvolti.

Ciarelli stava scontando una condanna per l’omicidio di Domenico Rigante, il tifoso ventiquattrenne del Pescara ucciso il 1° maggio 2012 durante una spedizione punitiva. Condannato inizialmente a 30 anni, aveva ottenuto una riduzione della pena a 17 anni dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione e la successiva decisione della Corte d’assise d’appello di Perugia. Nel 2025 gli era stata concessa la semilibertà, con l’obbligo di tornare ogni sera nel carcere di San Donato.


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