Maggioranza divisa sulle riforme, opposizioni fuori dall’aula e Consiglio regionale rinviato: il voto su collegio unico e giunta allargata slitta ancora, tra accuse politiche incrociate.
La seduta del Consiglio regionale d’Abruzzo si è interrotta per la mancanza del numero legale, proprio nel passaggio politicamente più delicato: la discussione sulla proroga della Commissione speciale Statuto e legge elettorale, collegata al tema del collegio unico regionale e all’ipotesi di allargamento della giunta.
Il dato formale è il rinvio dei lavori. Il dato politico, invece, è diventato subito terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Da una parte il centrodestra parla di assenze giustificate e di una scelta strumentale delle minoranze, uscite dall’aula in dissenso. Dall’altra, le opposizioni leggono l’episodio come un segnale di difficoltà interna alla coalizione guidata dal presidente Marco Marsilio.
Il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ha minimizzato la portata dello stop, parlando di “casuale assenza per motivi personali” di alcuni consiglieri di maggioranza. Sospiri ha assicurato che il centrodestra intende “tenere il punto” e dimostrare la validità delle proprie scelte nella prossima seduta, già indicata per il 26 maggio.
Diversa la lettura del Patto per l’Abruzzo, con Luciano D’Amico, secondo cui la maggioranza non sarebbe stata in grado di sostenere da sola il provvedimento promosso dal presidente Marsilio. Il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, ha parlato di una seduta “disastrosa” per il centrodestra, mentre dal Movimento 5 Stelle Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini hanno definito difficile considerare l’accaduto un semplice incidente politico.
Il nodo riguarda la prosecuzione del lavoro della Commissione incaricata di occuparsi delle modifiche allo Statuto regionale e alla legge elettorale. A presentare la richiesta di proroga è stato il sottosegretario alla Presidenza della Giunta, Daniele D’Amario di Forza Italia, che ha richiamato la necessità di un ulteriore lavoro di mediazione. D’Amario ha riconosciuto che il presidente Marsilio “non è felicissimo” della situazione, ma ha sottolineato l’esigenza di costruire un percorso condiviso.
Durante il dibattito, il capogruppo di Forza Italia, Emiliano Di Matteo, ha invitato le opposizioni a rientrare in aula, sostenendo che riscrivere insieme le regole elettorali e statutarie dovrebbe essere un impegno comune, non solo della maggioranza. L’appello, però, non è stato raccolto. La minoranza è rimasta fuori dall’aula e, anche alla seconda votazione, il numero legale non è stato raggiunto.
Tra gli assenti nelle file del centrodestra sono stati indicati Nicola Campitelli di Fratelli d’Italia, Antonietta La Porta di Forza Italia e Vincenzo D’Incecco, capogruppo della Lega. La seduta si è così chiusa in anticipo, impedendo anche l’esame di altri punti all’ordine del giorno, tra cui la questione della liquidazione coatta amministrativa del Consorzio industriale Chieti-Pescara.
Dal fronte di Fratelli d’Italia, il capogruppo Massimo Verrecchia ha respinto le accuse, parlando di letture strumentali. Secondo Verrecchia, alcune assenze erano giustificate e altre legate a un grave lutto che ha colpito un consigliere regionale. Il tentativo di collegarle alla riforma elettorale viene quindi giudicato una forzatura politica.
Il centrodestra rivendica comunque l’intenzione di andare avanti. La riforma della legge elettorale, ha ricordato Verrecchia, faceva parte del programma di mandato della coalizione. Sull’eventuale aumento degli assessori, la maggioranza sostiene che si tratterebbe di un intervento a costo zero, in linea con una norma nazionale già presa in considerazione anche da altre Regioni.
Le opposizioni, invece, insistono su un’altra chiave di lettura: la riforma non sarebbe una priorità per gli abruzzesi, ma una scelta utile agli equilibri interni del centrodestra. In particolare, Pd e M5S contestano il possibile aumento delle “poltrone” in giunta e annunciano battaglia politica sul collegio unico e sulle modifiche statutarie.
La partita, dunque, resta aperta. Il rinvio al 26 maggio consentirà alla maggioranza di ricompattarsi e verificare i numeri in aula. Ma lo stop arrivato nel momento del voto ha già trasformato una questione procedurale in un caso politico regionale, con la riforma elettorale destinata a restare al centro dello scontro.