Morte dopo l’inseguimento, la famiglia Ciarelli sfida la versione ufficiale degli investigatori

02 Luglio 2026   17:49  

La Procura di Teramo indaga per omicidio stradale, mentre i familiari sostengono che il quarantatreenne viaggiasse come passeggero sul maxiscooter coinvolto nello schianto fatale a Silvi.

Saranno gli accertamenti tecnici, le testimonianze e soprattutto le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza a chiarire la dinamica dell’incidente nel quale ha perso la vita Massimo Ciarelli, 43 anni. Lo schianto si è verificato nella serata di mercoledì 1° luglio, al termine di un inseguimento iniziato a Montesilvano e conclusosi lungo la Statale 16, al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi.

Le indagini sono state affidate agli agenti della Polizia stradale di Teramo, mentre la Procura territorialmente competente ha aperto un fascicolo per omicidio stradale. Al momento il procedimento risulta iscritto a carico di ignoti e non ci sarebbero persone formalmente indagate.

La famiglia di Ciarelli, attraverso l’avvocata Laura Filippucci, ha però sollevato dubbi sulla prima ricostruzione fornita dopo l’incidente. Secondo i familiari, il quarantatreenne non sarebbe stato alla guida del Yamaha T-Max, ma avrebbe viaggiato sul sedile posteriore. Sarebbe quindi stato sbalzato dal mezzo in seguito al violento impatto frontale con una Jeep Renegade dei carabinieri.

Una versione differente rispetto a quella finora acquisita dagli investigatori, secondo la quale Ciarelli avrebbe condotto lo scooter durante la fuga. La famiglia ha già annunciato la volontà di nominare un proprio consulente di parte, in modo da partecipare agli eventuali accertamenti irripetibili sui veicoli coinvolti.

Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Elisabetta Labanti. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’eventuale autopsia. L’esame dovrà fornire ulteriori elementi sulle lesioni riportate e sulle cause precise della morte.

Nelle prossime ore potrebbe essere affidata anche una consulenza tecnica d’ufficio sul maxiscooter e sull’automobile dell’Arma, entrambi sottoposti a sequestro. Gli esperti dovranno valutare i punti di contatto, la posizione dei mezzi, le velocità e le traiettorie seguite negli istanti precedenti allo schianto. Un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dai filmati delle telecamere presenti nella zona e dalle dichiarazioni degli automobilisti che hanno assistito alle ultime fasi dell’inseguimento.

Secondo la ricostruzione iniziale, tutto sarebbe cominciato intorno alle 20, quando una pattuglia dei carabinieri di Montesilvano avrebbe intimato l’alt allo scooter sul quale viaggiavano due persone. Il conducente, invece di fermarsi, avrebbe accelerato, proseguendo verso nord lungo la Statale 16.

La corsa sarebbe continuata attraverso Montesilvano e Marina di Città Sant’Angelo, fino al ponte sul torrente Saline e alla rotatoria dell’Expò 2000. In questo punto uno dei due uomini sarebbe caduto dalla sella e sarebbe stato immediatamente fermato dai militari. Il maxiscooter avrebbe invece invertito il senso di marcia, tornando in direzione di Pescara.

Pochi istanti dopo, il mezzo avrebbe imboccato contromano una parte della carreggiata, scontrandosi frontalmente con la Renegade della stazione dei carabinieri di Città Sant’Angelo, arrivata in supporto della pattuglia impegnata nell’inseguimento. L’impatto non ha lasciato scampo a Ciarelli, nonostante i prolungati tentativi di rianimazione effettuati dal personale del 118.

Resta inoltre da stabilire perché lo scooter non si sia fermato all’alt. Ciarelli si trovava in regime di semilibertà e avrebbe dovuto rientrare nel carcere di San Donato, a Pescara, entro le 21. La struttura penitenziaria si trova a circa quindici chilometri dal luogo dell’incidente, nella direzione opposta rispetto a quella inizialmente seguita dal mezzo.

Il quarantatreenne stava scontando una condanna definitiva a 17 anni di reclusione per l’omicidio di Domenico Rigante, tifoso del Pescara ucciso il 1° maggio 2012. La pena iniziale di 30 anni era stata successivamente rideterminata dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione da parte della Cassazione.

La posizione occupata dai due uomini sullo scooter, la direzione seguita dal veicolo e le modalità dello scontro restano dunque al centro dell’inchiesta. Saranno gli esiti delle perizie, dell’autopsia e dell’analisi dei filmati a stabilire quale ricostruzione trovi conferma negli elementi raccolti.


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