Impennata dei contagi in città con controlli serrati su ristorazione e filiera alimentare mentre le autorità impongono misure urgenti per tutelare salute pubblica
A Napoli cresce la preoccupazione per l’aumento dei casi di epatite A, con numeri che segnano un’impennata significativa rispetto al passato. Secondo i dati diffusi dall’Asl Napoli 1 Centro, da gennaio a metà marzo sono stati registrati 65 casi, con un incremento di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e addirittura di 41 volte rispetto all’ultimo triennio.
Nel dettaglio, i contagi si sono distribuiti con 3 casi a gennaio, 19 a febbraio e ben 43 nelle prime settimane di marzo, evidenziando una crescita progressiva del fenomeno. Si tratta di una malattia infettiva a trasmissione oro-fecale, spesso collegata al consumo di alimenti contaminati.
Alla luce di questi dati, il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza urgente che introduce il divieto di consumo di frutti di mare crudi nei pubblici esercizi cittadini. Il provvedimento prevede anche un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera dei molluschi bivalvi, con sanzioni che possono arrivare fino a 20mila euro e, nei casi più gravi, la sospensione o la revoca delle attività.
Parallelamente, sono scattate le ispezioni dei Nas tra ristoranti, pescherie e mercati, anche informali, dove si sospetta la presenza di prodotti privi di tracciabilità. I controlli prevedono il prelievo di campioni da analizzare presso l’Istituto zooprofilattico di Portici, con l’obiettivo di individuare eventuali fonti di contaminazione.
Dal settore produttivo arrivano richieste di attenzione verso l’abusivismo, che secondo le stime potrebbe rappresentare circa il 25% del mercato. I produttori sottolineano come le strutture regolari siano sottoposte a controlli costanti e invitano i consumatori a rivolgersi esclusivamente a canali certificati, preferendo il consumo di prodotto cotto.
Sul fronte sanitario, i medici della Fimmg Napoli ribadiscono l’importanza della vaccinazione, soprattutto per le fasce più vulnerabili, mentre viene escluso un collegamento con l’acqua potabile, ritenuta sicura grazie ai sistemi di trattamento e disinfezione.
Gli esperti evidenziano che l’epatite A, pur non essendo generalmente grave, è spesso legata a criticità evitabili, come carenze nei controlli o comportamenti alimentari a rischio. La situazione resta sotto osservazione, con l’obiettivo di contenere la diffusione e prevenire nuovi focolai.