Nordio si assume la responsabilità: “Riforma mia, ora confronto con magistrati”

24 Marzo 2026   16:05  

Dopo il referendum, tensioni tra governo e magistratura ma apertura al dialogo: l’Anm rilancia sull’efficienza del sistema giustizia e invita a evitare scontri politici.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivendica la paternità della riforma e si assume pienamente la responsabilità politica dopo l’esito del referendum. “Porta il mio nome”, ha dichiarato, riconoscendo possibili criticità anche sul piano della comunicazione. Allo stesso tempo, il Guardasigilli ha evidenziato come il ruolo della magistratura associata sia oggi rafforzato, definendola “la vera vincitrice” in termini di peso contrattuale nel confronto con la politica.

Dal fronte dell’Anm, il segretario generale Rocco Maruotti ha ribadito la disponibilità a collaborare con il governo e con l’avvocatura per migliorare l’efficienza della giustizia, a partire da temi strutturali come organici e digitalizzazione. “Non siamo un attore politico”, ha precisato, sottolineando un approccio orientato al confronto e non allo scontro.

Nordio ha escluso qualsiasi ipotesi di ritorsioni da parte della magistratura, definendo “irrealistica” l’idea di un utilizzo strumentale degli strumenti giudiziari. Ha inoltre difeso l’operato del suo ministero, respingendo le polemiche e ridimensionando l’impatto delle tensioni emerse durante la campagna referendaria.

Sul piano politico, il ministro ha invitato ad affrontare la sconfitta con serenità, riconoscendo errori ma confermando la volontà di proseguire nel percorso di riforma. Nessuna frattura interna alla maggioranza, ha assicurato, ribadendo la condivisione della linea con la premier.

Anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi ha espresso una posizione di apertura, chiarendo che non vi sarà opposizione alle riforme ritenute realmente utili, in particolare su personale amministrativo, informatizzazione e sistema carcerario.

Dal governo, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato il principio di una magistratura terza e apolitica, evidenziando la necessità di mantenere equilibrio tra i poteri dello Stato. Un richiamo che si inserisce in un contesto segnato da tensioni, ma anche da segnali di possibile dialogo tra le istituzioni.


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