Rivendicazione e Ritorsioni: Ecco La Sentenza che Dà Ragione ai Cittadini dell'Aquila

02 Giugno 2024   12:43  

La recente sentenza del giudice pace ha gettato nuova luce sulla controversa questione dei contributi di autonoma sistemazione percepiti e contestati dal Sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, ma in modo decisamente tardivo.

Attraverso un approccio equilibrato e giuridicamente fondato, il verdetto ha confermato quanto già previsto dalla legge: la richiesta di restituzione dei contributi percepiti indebitamente oltre il termine di prescrizione decennale non può essere accolta. Questa decisione, giunta dopo un ricorso presentato da un cittadino supportato dagli avvocati Caroli e Camerini, ha evidenziato non solo le sfide legali inerenti alla prescrizione, ma anche la necessità di un'attenta riflessione sull'operato dell'amministrazione locale.

Ne fa menzione in una nota alla stampa Stefano Palumbo consigliere comunale in forza al PD e che ha seguito da vicino la vicenda:

Avevamo ragione anche questa volta.

Come era del resto facile capire, la richiesta di restituzione del contributo di autonoma sistemazione percepito indebitamente (a detta del Comune dell’Aquila) da migliaia di cittadini, non è possibile poiché, come la legge prescrive, dopo 10 anni non è possibile attuarne il recupero.

Lo ha stabilito il giudice pace in merito ad un ricorso presentato da uno dei tanti cittadini attraverso gli avvocati Caroli e Camerini.

L'ennesima pessima figura dell'amministrazione Biondi che in una sola settimana è riuscita a collezionare ben 3 sentenze di condanna, sul CAS, sul comando di polizia municipale e sulla co-progettazione.

Una debacle su tutta la linea di un governo cittadino che pensa di esercitare il potere con arroganza e al di sopra della legge dello Stato.

La sentenza chiarisce, come ampiamente prevedibile, che il diritto del Comune è soggetto al regime ordinario della prescrizione decennale, come previsto dall'art. 2946 c.c.

D'altra parte, anche il Consiglio di Stato, con la pronuncia n. 27/2018, ha stabilito che il diritto alla repetitio indebiti da parte della P.A., a norma del richiamato articolo 2946 c.c., è soggetto a prescrizione ordinaria decennale e ha ritenuto che il termine decorra proprio dal giorno in cui le somme sono state materialmente erogate. Altro che prescrizione che scatterebbe dal momento dell'accertamento, come ha tentato di far credere l'amministrazione.

Ma come diciamo oramai da tempo, l'arroganza del potere genera mostri.

E genera danni, per le aquilane e gli aquilani, considerato che la sentenza stabilisce, di fatto, una responsabilità erariale dell'amministrazione che non ha provveduto per tempo al recupero delle risorse e, incalzata dalla Corte dei Conti, ha tentato una 'sveltina' provando a scaricare sui cittadini una incapacità amministrativa che, oramai, è conclamata.


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