Dal caso del 17enne arrestato alle riflessioni del ministro Valditara, cresce l’attenzione sul ruolo dei social nella diffusione di contenuti estremisti tra i giovani
L’arresto del 17enne pescarese, accusato di aver pianificato una strage a scuola, riaccende il dibattito sul rapporto tra giovani, social network e radicalizzazione. A intervenire è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha definito la vicenda “un tema drammatico” e una sfida da affrontare con urgenza.
Secondo il ministro, il caso rappresenta una conferma della necessità di monitorare con maggiore attenzione l’utilizzo dei social, sottolineando come non sia sufficiente limitarsi a introdurre divieti per i minori. “È necessario lavorare anche con le piattaforme digitali per individuare soluzioni condivise”, ha spiegato, evidenziando il ruolo delle reti online nella diffusione di informazioni sensibili, tra cui istruzioni per la costruzione di armi ed esplosivi.
Valditara ha richiamato inoltre il dibattito parlamentare sul limite di età per l’accesso ai social, indicando come riferimento il possibile divieto fino ai 14 anni, già adottato o discusso in diversi Paesi. Ha però riconosciuto la complessità del tema, legata anche alle questioni di privacy, che richiedono un equilibrio tra sicurezza e tutela dei diritti.
Le indagini sul minorenne, coordinate dalla magistratura, si inseriscono in un quadro più ampio già emerso in precedenti operazioni antiterrorismo. Il giovane era infatti già stato coinvolto in accertamenti collegati a gruppi online di matrice neonazista, suprematista e xenofoba, monitorati nell’ambito dell’indagine “Imperium”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia.
Proprio quell’inchiesta aveva portato all’arresto di un 21enne bresciano e all’esecuzione di numerose perquisizioni su scala nazionale, con il coinvolgimento di decine di soggetti attivi su piattaforme come Telegram e TikTok. Le investigazioni avevano consentito di individuare una rete composta da oltre 30 membri, molti dei quali giovani e in alcuni casi minorenni.
Il nuovo sviluppo investigativo conferma l’attenzione delle autorità verso fenomeni di estremismo digitale, con particolare riferimento alla diffusione di contenuti violenti e ideologicamente radicali tra le nuove generazioni. Un contesto che, secondo le istituzioni, impone interventi tempestivi e coordinati per prevenire derive pericolose e garantire maggiore sicurezza.