Davos al centro della diplomazia globale: intesa preliminare su sicurezza, trilaterale ad Abu Dhabi, critiche dure all’Unione europea e pressing su difesa, sanzioni e leadership.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Donald Trump sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, precisando tuttavia che la questione dei territori orientali resta irrisolta. Le dichiarazioni sono arrivate a Davos, a margine del World Economic Forum, dopo un incontro bilaterale definito “produttivo”.
Zelensky ha confermato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina è atteso tra domani e dopodomani ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, aprendo una fase delicata del confronto diplomatico. Ai tavoli tecnici, secondo indiscrezioni, parteciperanno inviati di alto profilo delle tre parti, mentre Mosca mantiene una linea di prudenza comunicativa.
Nel suo intervento, il leader ucraino ha rivolto critiche severe all’Europa, definita “divisa e priva di volontà politica”, sollecitando forze armate europee unite e una capacità autonoma di difesa. Ha denunciato i ritardi sull’uso dei beni russi congelati e l’assenza di progressi concreti sul tribunale per i crimini di guerra, avvertendo che la dipendenza dalla sola Nato e dagli Stati Uniti espone il continente a incertezze strategiche.
Sul fronte francese, Emmanuel Macron ha annunciato l’abbordaggio di una petroliera russa nel Mediterraneo, sospettata di violare le sanzioni internazionali, confermando l’avvio di un’indagine giudiziaria. Un segnale di rafforzamento della pressione economica su Mosca.
Dopo il faccia a faccia, Trump ha ribadito l’obiettivo di porre fine alla guerra, senza entrare nel merito dei confini, mentre Zelensky ha chiesto ulteriori sistemi di difesa aerea, sottolineando la priorità della protezione dei civili. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha invitato a non distogliere l’attenzione dal sostegno immediato a Kiev.
Nel frattempo, l’inviato Usa Steve Witkoff ha parlato di negoziati ridotti a un’unica questione, mentre il Cremlino ha scelto di non commentare, confermando l’arrivo a Mosca di Witkoff e Jared Kushner. Il quadro resta fluido, con diplomazia accelerata, pressioni militari e un’Europa chiamata a scelte rapide.