Il Consiglio costituzionale censura il divieto generale per i minori: libertà di espressione e privacy al centro. L’Eliseo punta alla primavera 2027 con un testo.
Brusca frenata in Francia per il progetto voluto da Emmanuel Macron per impedire ai ragazzi con meno di 15 anni di accedere ai social network. Il Consiglio costituzionale francese, con la decisione n. 2026-911 DC del 14 agosto, ha dichiarato contrario alla Costituzione l’articolo 1 della legge dedicata alla protezione dei minori dai rischi legati all’utilizzo delle piattaforme social. Non è stata quindi cancellata l’intera legge, ma proprio la disposizione centrale che introduceva il divieto per gli under 15.
Secondo i giudici, la misura aveva una portata eccessivamente generale e determinava una limitazione sproporzionata della libertà di espressione e comunicazione. Il Consiglio ha riconosciuto come legittimo l’obiettivo di tutelare l’interesse superiore dei minori, ma ha ritenuto che il meccanismo scelto dal legislatore andasse oltre quanto necessario per raggiungerlo.
La norma avrebbe dovuto impedire, dal 1° settembre 2026, l’apertura di nuovi account social da parte dei minori di 15 anni. Le piattaforme avrebbero inoltre avuto quattro mesi per intervenire sugli account già esistenti, applicando sistemi di verifica dell’età conformi alle indicazioni dell’autorità francese per la protezione dei dati.
Ed è proprio la verifica anagrafica uno degli altri punti sui quali si è concentrata la censura costituzionale. Secondo il Consiglio, il testo obbligava di fatto gli utenti a dimostrare la propria età senza stabilire in maniera sufficientemente precisa modalità, condizioni e limiti della procedura. Per i giudici mancavano quindi adeguate garanzie legislative per assicurare anche il rispetto della vita privata.
La decisione rappresenta una battuta d’arresto per una delle misure sulle quali Macron aveva maggiormente insistito negli ultimi mesi. Il presidente francese aveva più volte sostenuto la necessità di proteggere bambini e adolescenti dagli effetti di un utilizzo incontrollato delle piattaforme digitali e aveva indicato proprio nei 15 anni la soglia minima per l’accesso ai social.
La risposta dell’Eliseo è arrivata immediatamente. Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di rielaborare il provvedimento tenendo conto delle osservazioni formulate dal Consiglio costituzionale. L’obiettivo politico non cambia: la presidenza francese punta ad arrivare a una nuova formulazione giuridicamente sostenibile affinché la riforma possa entrare in vigore entro la primavera del 2027.
Il caso francese si inserisce in un dibattito che ormai coinvolge numerosi Paesi. L’Australia ha già introdotto restrizioni per l’accesso ai social degli under 16, mentre anche in Europa sono allo studio strumenti più severi per proteggere i minori dalle funzionalità considerate potenzialmente dannose. Le principali piattaforme hanno generalmente espresso contrarietà ai divieti generalizzati, sostenendo l’utilizzo di sistemi di sicurezza, limiti d’età e controlli specifici per gli utenti più giovani.
La questione, dunque, non si chiude con la pronuncia del 14 agosto. Il divieto francese dei social agli under 15, almeno nella sua formulazione attuale, non potrà essere applicato; l’Eliseo ha però già annunciato di voler tornare sul tema con una norma capace di conciliare la protezione dei minorenni con libertà di espressione, diritto alla comunicazione e tutela della privacy.