Il monitoraggio di Legambiente promuove Teramano e Pescarese, ma segnala nuove criticità alle foci di Alento, Feltrino e torrente La Foce nel territorio chietino abruzzese.
Oltre un terzo dei campioni analizzati lungo la costa abruzzese presenta valori superiori ai limiti previsti dalla normativa. È il quadro emerso dal monitoraggio 2026 di Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata alla verifica dello stato di salute dei mari e delle coste italiane.
I prelievi, effettuati lo scorso 8 giugno, hanno interessato complessivamente otto punti, suddivisi tra due tratti di mare e sei foci fluviali. Il 63% dei campioni è risultato entro i parametri di legge, mentre il restante 37% ha evidenziato anomalie: due punti sono stati classificati come “fortemente inquinati” e uno come “inquinato”.
I dati più rassicuranti arrivano dalle province di Teramo e Pescara. Nel Teramano sono risultati regolari tutti e tre i campioni raccolti alle foci dei fiumi Vibrata, tra Martinsicuro e Alba Adriatica, Tordino, a Giulianova, e Vomano, nel tratto compreso tra Roseto degli Abruzzi e Pineto.
Esito positivo anche per i due punti controllati nel Pescarese, uno situato a Montesilvano e l’altro nel capoluogo adriatico, nei pressi di via Balilla. Quest’ultimo campione è risultato nei limiti, nonostante sul Portale delle Acque del Ministero della Salute sia indicata, nel tratto compreso tra via Balilla e via Buozzi, un’interdizione temporanea per inquinamento valida dal 1° maggio al 30 settembre.
La situazione cambia radicalmente spostandosi nella provincia di Chieti, dove tutti e tre i punti esaminati hanno superato le soglie consentite. La foce del fiume Alento, a Francavilla al Mare, è stata giudicata “inquinata”. Valori ancora più elevati sono stati rilevati alla foce del Feltrino, a Marina di San Vito, e in quella del torrente La Foce, nel territorio di Rocca San Giovanni: entrambe sono state classificate come “fortemente inquinate”.
Il dato conferma come le foci dei corsi d’acqua continuino a rappresentare le zone più vulnerabili del litorale regionale. Il monitoraggio di Goletta Verde non è finalizzato ad assegnare patenti generali di balneabilità, ma a individuare situazioni potenzialmente legate a scarichi non depurati, malfunzionamenti degli impianti o insufficienze nella gestione delle acque reflue.
Le analisi prendono in considerazione soprattutto la presenza di Escherichia coli ed enterococchi intestinali. Un campione viene definito inquinato quando almeno uno dei valori supera i limiti stabiliti dalla normativa, mentre la classificazione di fortemente inquinato viene attribuita quando il superamento raggiunge più del doppio della soglia prevista.
Legambiente ha segnalato anche una carenza nella comunicazione destinata a residenti e turisti. Nel comunicato ufficiale della campagna viene riferita l’assenza di cartelli informativi sulla qualità dell’acqua nei punti sottoposti a controllo. Molte foci, inoltre, non risultano campionate attraverso il Portale delle Acque, poiché considerate aree non destinate alla balneazione.
«Le foci dei fiumi continuano a essere i punti critici del nostro sistema di depurazione», ha sottolineato Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo. Secondo l’associazione, la ripetitività delle anomalie riscontrate lungo il litorale chietino costituisce un problema ambientale che richiede interventi strutturali e controlli più efficaci.
La portavoce della campagna Marzia Mattioli ha ribadito che l’obiettivo delle rilevazioni è portare alla luce le criticità riconducibili a una depurazione assente o inefficiente. Per Legambiente, il miglioramento degli impianti e delle reti fognarie dovrebbe diventare una priorità nelle decisioni delle amministrazioni locali.
Nel corso della presentazione dei risultati, l’associazione ha affrontato anche il tema del Parco nazionale della Costa Teatina. Legambiente ha accolto positivamente la recente pronuncia del Tar Abruzzo, che ha imposto al Ministero dell’Ambiente di concludere entro 90 giorni il procedimento per l’istituzione dell’area protetta, prevista dalla legge fin dal 2001. L’auspicio è che la decisione possa accelerare la tutela ambientale e paesaggistica della Costa dei Trabocchi.