Alla vigilia delle consacrazioni senza mandato pontificio, il Papa scrive alla Fraternità San Pio X e rilancia il dialogo contro una nuova frattura nella Chiesa.
Un ultimo e accorato appello per evitare una nuova rottura nella Chiesa cattolica. Papa Leone XIV ha scritto direttamente a don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, chiedendo di rinunciare alle consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio a Écône, in Svizzera. Le cerimonie dovrebbero riguardare quattro sacerdoti e si svolgerebbero senza il necessario mandato pontificio.
La lettera porta la data del 29 giugno 2026, solennità dei santi Pietro e Paolo, ed è stata resa pubblica dalla Santa Sede alla vigilia dell’appuntamento. Il Pontefice si rivolge con tono paterno ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità, riconoscendone l’attaccamento alla liturgia, la cura della formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione.
Proprio partendo da questo riconoscimento, Leone XIV formula però una richiesta netta: «Tornate sui vostri passi». Secondo il Papa, procedere con le consacrazioni rappresenterebbe un atto scismatico, con conseguenze rilevanti anche per la vita spirituale dei fedeli. Il rischio indicato dalla Santa Sede riguarda la liceità dei sacramenti e, in alcune circostanze, anche la loro validità, in particolare per la confessione e il matrimonio.
Il Pontefice ribadisce comunque che la porta del confronto resta aperta. La Chiesa, scrive, è disponibile a intraprendere un percorso di dialogo e di intesa. Leone XIV affida quindi il proprio appello al senso di responsabilità dei vertici della Fraternità, avvertendo che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo» costituisce un peccato di estrema gravità. La lettera si conclude con l’invito a desistere e con l’affidamento della vicenda al Cuore Immacolato di Maria.
La posizione della Santa Sede era stata chiarita già il 13 maggio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. In quella circostanza il Vaticano aveva ricordato che ordinare vescovi senza l’autorizzazione del Papa avrebbe rappresentato una grave rottura della comunione ecclesiale, con la possibile applicazione delle sanzioni previste dal diritto canonico.
Nei mesi precedenti erano stati avviati contatti tra Roma e la Fraternità per scongiurare una decisione unilaterale. Il Dicastero aveva proposto un nuovo percorso di confronto teologico, finalizzato a individuare le condizioni minime necessarie per raggiungere la piena comunione e definire un possibile statuto canonico. La sospensione delle consacrazioni era stata indicata dalla Santa Sede come presupposto indispensabile per proseguire il negoziato.
La Fraternità San Pio X ha tuttavia confermato la cerimonia di Écône, durante la quale dovrebbero essere consacrati vescovi Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. A presiederla dovrebbe essere monsignor Alfonso de Galarreta, affiancato da monsignor Bernard Fellay.
Dal proprio punto di vista, la Fraternità sostiene che le nuove consacrazioni siano necessarie per assicurare la continuità delle ordinazioni sacerdotali e delle cresime nelle comunità legate alla liturgia tradizionale. I lefebvriani respingono inoltre l’accusa di voler creare una Chiesa parallela, affermando che i nuovi vescovi non riceverebbero alcun potere di governo territoriale. Una lettura che resta però incompatibile con quella espressa dalla Santa Sede.
La distanza tra le parti rimane dunque profonda. Da una parte il Vaticano considera le consacrazioni senza mandato una rottura della comunione; dall’altra la Fraternità le presenta come una misura eccezionale necessaria alla prosecuzione della propria missione. L’appello personale di Leone XIV rappresenta l’ultimo tentativo di fermare la cerimonia prima che la crisi produca un nuovo e difficile strappo nella Chiesa.