Nuove esplosioni a Teheran e Dubai mentre la Nato intercetta un missile iraniano. Raid israeliani e dichiarazioni di Trump alimentano una crisi sempre più ampia.
Nel quattordicesimo giorno di guerra in Medio Oriente, la tensione continua ad aumentare con nuovi bombardamenti, attacchi missilistici e dichiarazioni incendiarie da parte dei leader internazionali. Secondo diverse fonti locali, potenti esplosioni sono state avvertite a Teheran, mentre una densa colonna di fumo sarebbe stata segnalata anche a Dubai, dove alcuni residenti hanno riferito di edifici scossi dalle detonazioni.
Nel frattempo, la Nato ha confermato di aver neutralizzato un missile iraniano nello spazio aereo della Turchia, il terzo intercettato in una settimana, segnale di un conflitto che rischia di allargarsi ulteriormente. Sul fronte militare, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver effettuato venti operazioni aeree su larga scala nelle regioni centrali e occidentali dell’Iran. Secondo il comando israeliano, sarebbero stati colpiti oltre 200 obiettivi militari, tra cui lanciamissili balistici, sistemi di difesa e siti di produzione di armi.
Le operazioni militari si inseriscono nell’ambito dell’operazione denominata “Roaring Lion”, con la quale l’aviazione israeliana sta cercando di ridurre la capacità iraniana di lanciare missili verso Israele. Poco prima di questi raid, l’Idf aveva annunciato anche un attacco mirato contro un presunto membro di Hezbollah a Beirut.
La crisi si estende anche ad altri Paesi della regione. In Iraq, un aereo cisterna militare statunitense si è schiantato causando la morte di quattro membri dell’equipaggio, mentre un militare francese è rimasto ucciso durante un attacco nella zona di Erbil. L’annuncio è stato diffuso dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha espresso solidarietà ai familiari della vittima e ai soldati feriti.
Sul piano politico, il nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei ha lanciato un messaggio particolarmente duro alla comunità internazionale. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso e ha invitato i Paesi della regione a chiudere le basi militari statunitensi, promettendo che l’Iran non si arrenderà e che vendicherà i propri “martiri”.
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenendo durante una riunione virtuale del G7, ha sostenuto che l’Iran sarebbe ormai vicino alla resa, rivendicando i risultati dell’operazione militare americana. Altri leader internazionali avrebbero tuttavia invitato Washington a lavorare per una rapida de-escalation del conflitto, temendo conseguenze economiche e geopolitiche sempre più pesanti.
Nel frattempo, i Pasdaran, il corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, hanno avvertito che eventuali nuove proteste interne verranno represse con una risposta ancora più dura rispetto a quella registrata nei mesi precedenti, alimentando ulteriormente le preoccupazioni per la stabilità del Paese.