La Fiom-Cgil autorizza la firma tecnica degli ammortizzatori sociali su richiesta dei lavoratori, ma contesta la scelta aziendale di chiudere lo stabilimento.
La Fiom-Cgil della provincia dell’Aquila ha autorizzato la firma tecnica degli atti per la cassa integrazione destinata ai lavoratori dello stabilimento Sodecia di Raiano, pur ribadendo con forza la propria contrarietà alla chiusura del sito produttivo.
La decisione è arrivata al termine di un’assemblea sindacale che si è svolta il 9 marzo, durante la quale i lavoratori hanno chiesto al sindacato di procedere con gli strumenti necessari per garantire una tutela immediata del reddito. Accogliendo questa richiesta, la Fiom ha quindi autorizzato la firma degli atti tecnici legati agli ammortizzatori sociali, pur sottolineando che tale scelta non rappresenta in alcun modo un via libera alla dismissione dell’impianto.
Secondo la posizione espressa dal sindacato, il compito delle organizzazioni dei lavoratori non può essere quello di ratificare la chiusura delle aziende, ma deve restare quello di difendere il lavoro e l’occupazione, soprattutto quando la cessazione delle attività non deriva da una reale mancanza di produzione ma da scelte strategiche dell’impresa.
Nel caso dello stabilimento di Raiano, la Fiom ritiene che l’azienda avrebbe potuto percorrere strade alternative, sfruttando ulteriori strumenti di sostegno al reddito ancora disponibili nel quinquennio mobile degli ammortizzatori sociali. Questo avrebbe consentito, secondo il sindacato, di costruire un percorso graduale di tutela dei lavoratori, accompagnato successivamente da un confronto concreto su politiche attive del lavoro e programmi di riqualificazione professionale.
La sigla sindacale contesta invece la scelta della società di avviare direttamente la chiusura dello stabilimento, evidenziando come, parallelamente, si starebbe verificando un progressivo trasferimento di attività e attrezzature produttive verso altri impianti del gruppo, anche al di fuori del territorio nazionale.
Nel documento diffuso al termine dell’assemblea viene inoltre sollevato il timore che il percorso intrapreso possa determinare una forzatura delle normative, con il rischio che il peso delle decisioni industriali venga scaricato sui lavoratori attraverso dimissioni individuali indotte o trasferimenti incompatibili con la vita familiare.
La Fiom esprime infine critiche anche nei confronti della Regione Abruzzo, accusata di aver indicato la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività (Cigs) come unico strumento per agganciare un eventuale processo di riconversione e riqualificazione del sito industriale. Una soluzione che, secondo il sindacato, finirebbe di fatto per certificare la chiusura dello stabilimento, senza offrire garanzie concrete sulla continuità produttiva.
Il caso dello stabilimento Sodecia di Raiano si inserisce così nel più ampio quadro delle difficoltà industriali che negli ultimi anni hanno interessato diverse aree dell’Abruzzo interno, segnate da un progressivo processo di deindustrializzazione e da una crescente preoccupazione per la tenuta occupazionale del territorio.




